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TERREMOTO ABRUZZO/ Diario da L'Aquila: quella famiglia allargata su cui non può cadere la pioggia

Il dramma degli sfollati si arricchisce di una nuova piaga: la pioggia. Caduta incessantemente ha portato il freddo e tanti disagi agli accampati, eppure - come ci testimonia FABIO CAPOLLA - ci sono luoghi e modi di stare insieme più forti anche di questa ulteriore prova

tendopoli_pioggia_R375.jpg (Foto)

Che dramma la pioggia. Che tristezza vedere anziani costretti, anzi relegati nelle tende. Impossibilitati a uscire per ritirare il pranzo o per raggiungere un bagno chimico. Quello che ho visto oggi è desolazione. Acqua, fango e freddo. La mia fortuna è che stasera torno a casa, al di là del Gran Sasso e trovo una doccia calda.

Questa gente dovrà passare una notte all’addiaccio, con le tende che imbarcano acqua, con i bambini che si ritrovano materassi bagnati. Mentre c’è chi pensa a vacanze da favola, macchine lussuose io oggi apprezzo la banalità di una doccia calda che ti toglie il freddo nelle ossa. Altre quattro scosse, due nella notte e due nel pomeriggio, con la magnitudo che torna a salire sopra quota tre. Scosse di assestamento ma che costringono medici e volontari della Croce Rossa a lavorare con più attenzione.

Sono molte le persone che, con scosse anche minime, vengono assalite da crisi di panico. Un trauma che si portano dietro dallo scorso 6 aprile. Attorno alle tende il fango. Piccole risaie che impediscono a tutti di muoversi. In una tenda una donna anziana, seduta, con lo sguardo fisso nel vuoto e tra le mani il rosario. In dialetto abruzzese mi dice «Figlio mio solo la Madonna ci può aiutare».

 

Oggi ho evitato il pranzo della Protezione civile. Sono stato invitato da un mio collaboratore, Giorgio, in una tendopoli spontanea, nel giardino di una palazzina. Quattro tende e quasi venti persone, dai più giovani ai più vecchi. Giorgio mi ha portato dalla sua fidanzata, che anziché spostarsi in una delle tante tendopoli, insieme a genitori, nonni, zii e cugini vive in queste tende a pochi passi dalla sua abitazione, ancora non agibile. Un’accoglienza molto calorosa e la scoperta di quella che è una famiglia allargata.

Non nella concezione moderna di prime, seconde mogli, figli di due famiglie che ne formano una nuova. No, questa è una famiglia patriarcale, dove c’è ancora un rispetto che è tradizione per l’anziano, servito e riverito per primo. Dove si scopre l’attenzione e l’aiuto reciproco. La nonna che grattugiava il parmigiano mentre le figlie preparavano la pasta e i nipoti apparecchiavano la tavola. Uno stare insieme pieno di allegria ma anche di gioia. Eppure pioveva a dirotto, eppure erano tutti terremotati, eppure il fango cominciava ad essere fastidioso. Un senso vero della famiglia.

 

La pioggia blocca tutto, le previsioni per domani non sono delle migliori. Addirittura qualche sfollato aquilano che era stato sistemato in un campeggio sulla costa teramana è stato evacuato per il pericolo di esondazione di un fiume. Una situazione sempre più critica. Quando piove sul bagnato. Non ci sono belle notizie oggi, se non che alcune insegnanti di Coppito, un paesino alle porte dell’Aquila dove anche uno dei miei ristoranti preferiti non esiste più per colpa del terremoto, hanno radunato i bambini sotto la tenda per farli stare insieme, farli divertire, continuare ad imparare qualcosa. Per il resto non ci sono buone notizie oggi. Meglio chiedere l’aiuto della Madonna.

 

(Fabio Capolla - Giornalista de Il Tempo)

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COMMENTI
23/04/2009 - risposta a fabio capolla (anna pedacchiola)

Siamo un gruppo di ragazzi delle scuole medie di una scuola di Milano. Ci troviamo ogni giovedì dopo la scuola per "capire che con Gesù la vita è più bella".Non siamo da soli a stare insieme, ma ci sono con noi delle persone più grandi, ragazzi del liceo e professori, che stanno insieme a noi. Un giorno abbiamo letto una delle sue lettere-articoli riguardo il terremoto in Abruzzo. La sua lettera ci ha colpito molto e ci ha fatto riflettere e discutere tra di noi. La cosa che più ci è rimasta in mente è che, anche da una situazione poco piacevole o addirittura drammatica ( come quella dei terremotati) si può ricominciare a chiedersi cosa significa veramente essere felici. Volevamo rigraziarla perchè andando in Abruzzo e scrivendo i suoi articoli, ci ha fatto capire che la vita può essere bella anche dentro una difficoltà e che Dio ci è accanto in ogni cosa che facciamo! Grazie siamo con lei e con le persone di cui ogni giorno ci parla. I ragazzi del gruppo dei parsifal dei Cercatori del Graal di Milano.