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TERREMOTO ABRUZZO/ Cora: ho perso moglie e due figlie, ma sono convinto che tutto ha un senso

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Il terremoto gli ha portato via la moglie, Patrizia, e le due figlie, Alessandra, di 22 anni, e Antonella, 27. Maurizio Cora, avvocato dell’Aquila, è l’unico ad essersi salvato. Alessandra era una giovane promessa della musica, hanno anche istituito un premio in suo onore. Se n’è andata subito, con la mamma, travolte dal primo crollo. Antonella no, ha lottato per un po’ tra la vita e la morte, in ospedale, ma poi neanche lei ce l’ha fatta. Maurizio è rimasto solo. Non ha più nulla, con la casa ha perso anche lo studio, ma lo troviamo intento al lavoro, fuori dell’Aquila. Risponde in modo pacato, sereno, apparentemente senza emozionarsi. Non è però distacco, ma un abbandono, fiducioso, a quello che non possiamo mutare.

 

Avvocato Cora, oggi a L’Aquila ci sarà la visita di Benedetto XVI. Dopo eventi così drammatici che l’hanno coinvolta personalmente, e che hanno travolto una città, famiglie, legami, rapporti, cosa si attende?

 

La visita del Papa è un grande conforto per quanti, come me, soffrono profondamente. Le sembrerà poca cosa ma altro, mi creda, non saprei dire. Sentire vicina la Chiesa in un momento come questo ci conforta nella fede e nella speranza che tutto questo comunque possa avere un senso.

 

Neanche sua figlia Antonella ce l’ha fatta. Lei è sopravvissuto ai suoi cari…

 

Sì purtroppo è così. Dico purtroppo perché sopravvivere ai propri figli e alla propria moglie è qualcosa di tremendo, di assolutamente tremendo. Ho perduto in un attimo gli affetti più cari. Ora rimane la dolcezza che non c’è più. È l’evidenza di una dolcezza che hai sempre percepito, ma quasi come sottofondo della tua esistenza. Ora ne senti la mancanza, ma senti anche la forza di questa dolcezza che non hai più.

 

È questo sentimento a darle la forza di andare avanti?

 

Se non ti agganci con la fede a Dio ma rimani sul piano del contingente, finisci per crollare. L’alternativa alla fede, per me, sarebbe la disperazione. Ora ringrazio il Signore per avermi regalato, per un pezzo della mia vita, Patrizia, Alessandra e Antonella. Persone meravigliose che mi hanno gratificato della loro presenza, del loro affetto, del loro sorriso. Ora non sono più con me, ma questa mancanza mi permette di constatare quanto grande era il dono che avevo ricevuto.

 

Lei ha perso la casa, lo studio, tutto. Ora ha ripreso a lavorare. Dove ha trovato la forza di ricominciare?

 

Sì, ho perso tutto. Questo naturalmente non è nulla rispetto alla scomparsa di mia moglie e delle ragazze. Ho trovato forza, come le dicevo, solo nella fede. Qui c’è ben poco da fare, umanamente parlando. Devi accettare, mi sono detto, come volontà di Dio quello che è accaduto.

 

Lei prega, dunque?

 

Sì, costantemente.

 

Tornerà dove ha sempre vissuto?

 

No. Penso che resterò in Abruzzo ma non all’Aquila, perché non ho una casa dove tornare e non vorrei ricostruirla là dove ho vissuto questi anni con mia moglie e le mie figlie. Sarebbe uno stillicidio di dolore. Non ce la farei e già adesso sono provato. Sarebbe una grandissima difficoltà andare avanti.

 

Come lei tanti altri suoi concittadini stanno lottando per tornare, lentamente ma con enorme fatica, alla normalità della vita e del lavoro. Cosa ha significato per lei questa prova?

 

In me non è cambiato nulla, sono così com’ero prima. Ma hai una visione molto più relativa delle cose, vedi in maniera chiara ciò che conta veramente nella vita, che sono gli affetti e non le cose. I drammi li comprendi soltanto nel momento in cui li attraversi, quando ti trapassano lo stomaco e vivi la tragedia. E la tendenza è quella di allontanarsi rapidamente dalla dimensione del dolore e della sofferenza mentre, invece di fuggirla, bisognerebbe parteciparla.

 

Una prova drammatica come quella che ha vissuto come interroga la sua ragione, la sua fede e la sua speranza? Che risposta si è dato alla domanda sul perché? Perché tutto questo?

 

Indagare il perché di quello che è accaduto sarebbe un atto di presunzione. Perché è successo non lo sappiamo, non è nelle nostre possibilità. A meno che non si confonda tutto questo con la spiegazione di un terremoto. Quanto dolore accade ed è puntualmente dimenticato? Io anzi mi considero un privilegiato, perché ho la possibilità di raccontare la mia storia e il mio dramma. Altre persone hanno vissuto, e stanno vivendo, drammi tremendi nel silenzio.

 

Lei ha detto prima che il Papa conforterà la speranza della gente. Cosa voleva dire?

 

Il papa non toglierà nulla alle sofferenze della gente, ma porterà un annuncio di speranza. Le sofferenze si stemperano dinanzi certezza della paternità divina e alla speranza che viene annunciata dal Vangelo. La lezione di tutto questo è che nella vita bisogna sempre operare per il bene, e fare il bene, perché Dio ci chiama da un momento all’altro e l’importante è essere in grado di poter stare davanti a Lui.

 

Nonostante il dramma che sta vivendo, lei dà comunque un’impressione di grande forza.

 

Mi viene solo dall’accettare la volontà di Dio. Quello che accade lo dobbiamo accettare. Io sono convinto nella fede che tutto ha un senso, e nel momento in cui l’esistenza si pone in questi termini va accettata comunque. Nel lavoro, nella nostra famiglia, siamo sempre stati aiutati dalla Provvidenza, alla quale ci siamo sempre affidati. Se non possiamo comprendere questo evento - e come potremmo? - possiamo soltanto accettarlo. E starci dentro mi fa condividere la situazione di tutti.



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COMMENTI
30/04/2009 - Un pensiero di Madre Cànopi - osb - (EZIO ISAIA)

"Esiste un legame fortissimo tra coloro che hanno cessato di vivere nello spazio e nel tempo e chi in esso si trova ancora immerso. Se la scomparsa fisica delle persone care fa sentire con sofferenza, a livello umano, una irraggiungibile lontananza, mediante la fede e la preghiera si sperimenta invece con loro una più intima comunione. Quando sembra che ci lascino, è in realtà il momento in cui si stabiliscono più saldamente nella nostra vita, ci rimangono presenti, fanno parte della nostra interiorità; li troviamo in quella patria che già portiamo nel cuore, là dove abita la SS. Trinità" (tratto da "Sospinti dall'Amore - Meditazioni sulla Vita Eterna". Anna Maria Cànopi, Abbadessa del Monastero Benedettino Mater Ecclesiae, Isola San Giulio - Novara). Carissimo Maurizio questo, grazie alla preghiera, riuscirai a sperimentare e a testimoniare: anche la nostra povera preghiera cercherà di unirsi alla tua. Ezio Isaia - S. Maurizio d'Opaglio (NO)

 
29/04/2009 - grazie (maria altieri)

Grazie signor Cora. Nel suo grande dolore brilla la luce di Cristo Risorto. Sono certa che il Signore non la abbandonerà mai e sua moglie e le sue figlie le saranno sempre vicine. Tutto è per un bene più grande come lei ci testimonia. Grazie

 
28/04/2009 - grazie a Maurizio (elisa viganò)

Grazie Maurizio per averci ricordato che nella vita nulla ci è dovuto, e tutto ci è donato. E che tutto ha un senso. Tua moglie e le tue figlie sono ora nelle mie preghiere come tre carissime amiche, ed anche tu, amico carissimo. La fede continuerà a sostenerti. Un forte abbraccio.

 
28/04/2009 - grande uomo (giuseppe panceri)

non ci sono parole per fortuna ci sono ancora persone di questo spessore mi auguro solo che almeno questa volta chi ha sbagliato paghi fino in fondo e' un paese dove ci sono troppe trasmissioni che ci ricordano che in ogni emergenza i furbi e i delinquenti sono sempre usciti trionfatori speriamo che il sacrificio di cosi'tante persone non diventi inutile.grande avvocato cora

 
28/04/2009 - Forte testimonianza (gianluca segre)

Un ringraziamento all'avv. Cora per la sua forte e serena testimonianza. E' lui, in effetti , e le persone come lui, a sostenere tutti noi. Ci sono già molti frutti constatabili. Un sacerdote di Torino raccontava di un notevole aumento delle confessioni, da parte di persone toccate e commosse dopo le interviste televisive, come quella dell'avv. Cora. Sì, tutto ha un senso e nulla - e nessuno - va perduto. Gianluca Segre - Torino

 
28/04/2009 - commento (GIANFRANCO ARBACE)

Ammiro molto quanto dichiarato dall'avvocato Cora, ritengo infatti,che solo con la fede aggrappandoti con tutte le forze alla vera croce, la Santa Croce, si puo intravedere "luce" e non disperazione, in questo dramma. Per un vero cristiano e' l'unica fonte di ancoraggio,l'unica certezza. Gianfranco, Capri 28/04/2009

 
28/04/2009 - ce lo dà Cora il senso (claudia mazzola)

Testimonianze come questa mi fanno inchinare e battere il petto. Non è perchè guardando ad una disgrazia maggiore mi senta meglio, ma perchè voglio avere quello che ha nel cuore questo uomo.

 
28/04/2009 - Rimanere soli (ENRICO Semeria)

...il senso di vuoto che circonda chi resta solo non tutti, purtroppo, hanno la grande fortuna di poterlo colmare in permenenza mediante il dono della fede...

 
28/04/2009 - Grazie (GIANLUIGI BRUSCHI)

Veramente grazie per una testimonianza di fede che ci rinvia a ciò che conta, e che non ci appare tale nella nostra distratta quitidianità. Alcune certezze si possono vivere grazie alla compagnia della Chiesa e sotto l'azione delle Spirito Santo.

 
28/04/2009 - un sobbalzo al cuore (Elena Castellani)

Il giorno di Pasqua avevo ascoltato l'intervista televisiva all'avvocato Cora ed ero rimasta impressionata da quest'uomo che di fronte a un dolore così grande parlava di senso, di dono e di dolcezza. Quando stamattina ho letto l'articolo ho avuto come un sobbalzo al cuore perchè una tale posizione umana mi costringe è stare con lealtà di fronte alla realtà e a quello che accade e a cercarne il senso.