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TERREMOTO ABRUZZO/ 2. L’Arcivescovo Molinari: la nostra risposta a questo dolore

L’Arcivescovo dell’Aquila GIUSEPPE MOLINARI spiega a ilsussidiario.net la situazione della comunità provata e colpita da un evento che appare indecifrabile. Con la promessa di Benedetto XVI di arrivare presto lì

Terremoto_ChiesaR375.jpg (Foto)

In una terra devastata dalla tragedia del terremoto è facile lasciarsi andare alla disperazione, e per questo appaiono sempre più necessari segni di speranza. Proprio ieri Benedetto XVI ha dichiarato di voler visitare al più presto l’aquilano, comunicando la notizia all’Arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Molinari, assicurandolo anche sulla vicinanza al dolore della popolazione duramente provata. ilsussidiario.net ha interpellato lo stesso Arcivescovo per capire come la comunità sta attraversando questo momento.

 

Eccellenza, come viene interrogata la nostra fede da una tragedia di queste dimensioni?

 

La nostra fede viene interrogata in modo forte e sconcertante. Se uno ha fede può tentare una certa lettura di quanto sta accadendo, altrimenti rimane rassegnazione e disperazione.

 

In qualità di pastore, quale responsabilità nuova sente vedendo il suo “gregge” così profondamente segnato dalla sofferenza?

 

La mia responsabilità si intensifica fortemente. Sono chiamato a stare in mezzo al popolo per portare il segno di Cristo.

 

Quale significato assumono queste vicende accostate alla memoria della Passione, e quale particolare messaggio di speranza può dare l’annuncio della Pasqua?

 

La Passione ci spinge a leggere questa prova alla luce della fede. Sul piano umano non esiste risposta a quanto accade, ce la possiamo solo prendere. Poi resta il fatto che persone innocenti hanno perso la vita, e intere famiglie sono state distrutte. O c’è la luce della fede che ci fa leggere i fatti attraverso la Passione di Cristo o è difficile leggere queste vicende che diventano cosa indecifrabile e insopportabile. Cristo aveva accanto altri due uomini in croce. Bestemmiavano. Poi uno guardandolo, vedendo la sua sofferenza silenziosa, si è accorto della sua vita sbagliata, ha quindi dato un senso alla sua storia, ha dato un significato. Gli ha detto «Gesù ricordati di me» e Gesù gli ha risposto «Oggi sarai con me in Paradiso». L’altro ha bestemmiato fino alla fine. Sono i simboli attuali: quella parte di umanità che non dà un significato alla sua vita e quella che accoglie con Fede quanto accade. Ricordo Padre Cornelio Fabro: «Dio sa sempre trarre il bene dal male», perché è grande e buono. Però ci vuole la fede. Un fatto così devasta la tua origine. Si torna al peccato originale, l’umanità che rompe i rapporti tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e la natura. Questo è il peccato originale. Se fossimo rimasti nella Grazia forse il rapporto sarebbe diverso, forse il Signore non avrebbe permesso tutto questo, non ci sarebbe stato un rapporto di terrore. Invece la sofferenza esiste. Il Libro di Giobbe dà risposte alla sofferenza e al male. Giobbe dice che nessuno tranne Dio può dare risposte e giudizi sul dolore. Dio si è fatto uomo non per spiegarci la Croce, ma per distendersi sulla Croce.

 

Come ha vissuto la notizia dell’imminente visita del Santo Padre? Che importanza ha sentire ora la sua vicinanza?

 

Benedetto XVI mi ha chiamato subito dopo l’udienza Pontificia, prima si era fatto precedere da una telefonata del suo segretario, don Georg Genswein. Mi ha ripetuto la volontà di venire in queste terre in visita, cosa che aveva già annunciato durante l’udienza. Mi ha testimoniato la sua vicinanza e la sua preghiera.

 

Qual è il valore e il significato del movimento spontaneo di carità che si è generato da più parti per venire incontro alle sofferenze dei colpiti dal terremoto?

 

Questa prova ha messo in movimento tanta gente. Ciò ha un significato molto bello. C’è una pagina del Vangelo di Matteo dove Gesù  parla della fine del mondo, quando l’umanità verrà giudicata. Chi lo ha accolto sarà con lui nel Regno dei Cieli. Tanta gente si domandava «Signore quando ti abbiamo accolto?», e la risposta la sappiamo «Dare da bere agli assetati, da mangiare agli affamati…».Potremmo dire che anche uno che crede di non avere fede se incontra un’altra persona e la ama ha già fatto un gesto d’amore. Anche l’evangelista Giovanni ce lo spiega. «Fratelli da questo sappiamo di essere passati dalla morte alla vita». Perché amiamo i nostri fratelli. C’è chi in questi giorni, la settimana di pasqua, ha lasciato la propria famiglia per compiere un gesto d’amore. Si sta dimostrando in modo forte che Cristo è in mezzo a noi. Segno della Pasqua. Segno di Resurrezione.

 

 

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