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TERREMOTO ABRUZZO/ 6. L’esperto: “l’epicentro si sposta, ma è un fenomeno nella norma”

La gente si allarma, sembra ad alcuni giunta la fine del mondo. In effetti di rado si sentono notizie, almeno nel nostro Paese, di terremoti così “lunghi a morire”. Ma per il professor IGNAZIO GUERRA non ci si deve lasciar prendere dal panico

terremotoaquila500R375_06apr09.jpg (Foto)

Scosse avvertite in piena notte lungo gran parte dell’Italia Centrale. All’una e alle 2:55 le Marche fino ad Ascoli Piceno e il Lazio, fino alla Capitale, hanno tremato per due sismi di magnitudo 4.3 e 5.2. La gente si allarma, sembra ad alcuni giunta la fine del mondo. In effetti di rado si sentono notizie, almeno nel nostro Paese, di terremoti così “lunghi a morire”. Abbiamo chiesto al professor Ignazio Guerra il motivo.  

 

Professore che cosa sta succedendo? È il caso di allarmarsi?

 

Assolutamente no, è un fatto non dico normale, ma che spesso si verifica. Premetto che la sismologia è una scienza giovane e che c’è ancora molto da studiare. La mia prima impressione, sebbene personalmente non stia lavorando in modo diretto a “questo” terremoto, è che si tratti di un problema di “faglie di ricoprimento”. Ne ho parlato con i miei colleghi di Potenza, i quali stanno fissando in queste ore degli accelerometri lungo le zone interessate.

 

Cosa sono gli accelerometri?

 

Per dirla in parole semplici sono strumenti simili ai sismografi, ma che offrono maggior specificità descrittiva sulla struttura delle rocce. In questo momento anche colleghi provenienti da Potsdam insieme alla rete sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica ne stanno adoperando alcuni. C’è da dire che noi sismologi siamo costretti a scattare subito sul luogo perché la nostra scienza si basa pochissimo sulla teoria e in gran parte sugli eventi. La nostra fonte di studio sono i terremoti stessi.

 

Comunque lei accennava alle “faglie di ricoprimento” come “prima sensazione”. Può spiegarci meglio che cosa significa?

 

In sostanza, dopo la prima forte scossa, c’era di norma da aspettarsi altre scosse più o meno forti, ma comunque “a scalare”. Ciò che insospettisce sul fatto che si tratti di un fenomeno diverso dalla norma consueta è stata la natura particolarmente forte delle ultime scosse. Questo potrebbe significare, naturalmente parlo di primo acchito, che dopo la prima faglia si stia cominciando a muovere o si sia mossa qualche altra struttura rocciosa ad essa adiacente.  

 

Ma cosa sono di preciso queste faglie?

 

La catena appenninica è formata a “faglie di ricoprimento”. Per darci un’idea si può semplicemente pensare alla pasta sfoglia fatta in casa. È una pasta a più “ripiani” e rappresenta più o meno la conformazione rocciosa appenninica. Se io piego con la mano un lato della pasta, non solo incrinerò un ripiano, ma anche, probabilmente, gli altri ad esso adiacenti. Questo è a grandi linee ciò che forse sta accadendo in Abruzzo. Dopo il primo impatto violento si muovono altri sistemi rocciosi. Quindi le scosse cui assistiamo potrebbero non essere repliche per così dire “canoniche” ma veri e propri altri effetti secondari del primo “botto”. Ribadisco comunque che ci stiamo muovendo solo su supposizioni e congetture. Le osservazioni sono in corso e fra un anno almeno potranno dirci qualcosa in più. Si tenga conto che in media per studiare un terremoto occorrono almeno 10 anni.

 

Il fatto che dicano che l’epicentro si stia spostando fa parte di questa supposizione?

 

Anche qui bisogna stare attenti alle parole che si utilizzano. “Epicentro” è solo una convenzione tecnica usata per comodità. Fisicamente l’epicentro non è mai un punto, ma è sempre una superficie lungo la quale si verifica uno scorrimento tellurico.

 

Quindi è poco giudicabile un vero spostamento?

 

No questo no. Si sta notando, ad occhio e croce, un certo effettivo spostamento del fenomeno verso nord. Naturalmente di pochi chilometri. Questo fenomeno, a differenza di alcune altri effetti la cui causa per il momento si può soltanto ipotizzare, si può vedere abbastanza facilmente. Questo perché disponiamo di tanti sismografi disseminati in giro per il nostro Paese.  Con questi strumenti si può facilmente vedere il propagarsi delle onde sismiche. È chiaro che occorre calcolare anche la velocità di propagazione dell’onda attraverso i differenti materiali rocciosi attraverso i quali si trova a passare. Quindi non è proprio così semplice. Diciamo però che è un fenomeno molto più monitorabile di altri.

 

Comunque lei conferma che non si sta assistendo, con questo spostamento, a un fenomeno apocalittico…

 

Certo che no, capita spesso. È del tutto normale. Che ci sia una migrazione in atto è perfettamente vero. Ma ciò avviene spesso e in varie parti del mondo, non vedo perché, al di là dei rischi che si possono correre per cui è giusto preoccuparsi, si debba farne un caso.

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