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DIARIO DA L’AQUILA/ Storia di Stefania, la mamma di Onna

Pubblicazione:lunedì 11 maggio 2009

madonna_abruzzo_R375.jpg (Foto)

Un fine settimana denso di Fede quello che si sta per concludere. Testimonianze forti, vite toccate che hanno trovato in Dio una risposta a tanto dolore. A Onna, luogo ormai simbolo della martoriata terra sconvolta dal terremoto, ieri si è svolta la tradizionale festa della protettrice, la Madonna delle Grazie. Tanta gente, nonostante la tradizionale “discesa” della statua dalla nicchia in cui era custodita, fino in mezzo alla gente.

 

Non c’è stata la processione per le strade le paese, ma c’era tanta gente a pregare in un pellegrinaggio tra le tende. Non solo abitanti del luogo ma anche i famigliari dei vigili del fuoco, di tanti volontari, che hanno voluto vivere questo momento di preghiera insieme al vescovo. La statua era stata salvata nei giorni dopo il terremoto dalle macerie della chiest. Era rimasta intatta. Tanta gente anche sabato, quando è stato recitato il rosario e alla successiva veglia di preghiera.

 

Un paese che dopo il silenzio accanto ai morti, ai rumori in mezzo alle macerie, all’improvviso si è risvegliato. A Onna un cuore fatto con le pietre, e su ogni pietra il nome di una delle quaranta persone che hanno perso la vita la notte del 6 aprile. Un cuore che rappresenta quello della gente, che ha chiesto aiuto, che ha ricevuto aiuto, ma che per capire cosa è veramente successo si è rivolta alla Madonna.

 

E grazie a Dio lo ha detto anche Stefania. A Onna è viva grazie a un’intuizione. Stefania, 39 anni, è viva insieme al marito Vincenzo, un falegname e ai due figli, Gloria e Stefano, di appena sette mesi. La sua casa non c’è più, distrutta, i suoi vicini sono morti sotto le macerie. «Grazie a Dio sono viva», racconta lei. «Ho pensato a Stefano e a Gloria dopo quello che è successo e ho detto mio Dio ti ringrazio».

 

Sono vivi perché usciti di casa per paura. «Dopo la prima scossa ho avuto paura e abbiamo deciso di uscire, andando in una rimessa degli attrezzi accanto casa. Avevo la sensazione che se ci fosse stata un’altra scossa saremmo tutti morti. Il nostro vicino ci ha invitato a salire da lui per superare la paura. Siamo rimasti lì. Rodolfo, il nostro vicino oggi non c’è più. Dopo la scossa forte mi sono ritrovata in giardino. Ho guardato i miei figli e ho ringraziato Dio».

 

Adesso è la mamma di Onna. Il suo bambino piccolo è per tutti il futuro, da cui ripartire, per costruire una nuova comunità. Ieri la famiglia era unita, davanti all’arcivescovo nel tendone dove è stata celebrata la messa. Dietro le autorità insieme alla gente del paese. Non un momento di dolore, un momento di fede, di ringraziamento per quello che è accaduto.

 

(Fabio Capolla – Giornalista de Il Tempo)

 

 



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