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DIARIO DA JERUSALEM/ Cara Nasra, il Papa è venuto anche per vincere la tua amarezza

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Cara suor Adriana, il Papa oggi va via dalla Terra santa. Tu, con i tuoi bambini, ed io con la mia famiglia rimaniamo. È giusto che sia così, non potrebbe essere altrimenti. Ed allora parliamo un po’ di te. Ti avviso, però, ti farò una domanda quando verrò a Cremisan, a trovarti e a parlare del tuo asilo e dell’inverno che non è mai troppo lontano ( tu hai già capito a cosa alludo). La domanda, in realtà, è della nostra amica Nasra, la brava e pia impiegata, cristiana ortodossa, dell’Università di Betlemme. Prima dell’arrivo del Papa, mi ha detto: «hai visto, a Betlemme, hanno rifatto la segnaletica e riempito le buche nelle strade. Sono questi i benefici della visita del Papa?». Credimi, lo diceva con disincanto, con amarezza, non c’era irriverenza nelle sue parole.

D’altra parte, proprio davanti alla casa di Nasra alla tomba di Rachele, non c’è più il panorama ma il muro di cemento, sul lato sinistro della strada. La sua bella e nuova casa ha perso gran parte del valore e lei si è decisa a traslocare. Non so cosa tu le avresti detto. Io non ho trovato di meglio che dirle che anche le parole del Papa, come tutte le parole, hanno un peso e lasciano una traccia nelle persone. Altrimenti, perché faremmo studiare i nostri figli e li manderemmo, addirittura, fino all’Università? E poi c’è una differenza: una cosa è sentirlo parlare lontano da qui e un’altra sulla piazza della Natività o al campo profughi di Aida. Anche se fosse solo in televisione, vederlo attraversare le nostre polverose strade, costeggiare dalla nostra parte il Muro, ci farà  essere più attenti a quello che dice. Non so, cara suor Adriana, se l’ho convinta ad essere meno pessimista. Non so ancora se il Papa venendo a Betlemme l’abbia rincuorata, così come ha rincuorato me. Il Papa ha parlato con verità e giustizia e tu sai quanto gli arabi siano capaci di dare il cuore a chi guarda alla loro dignità, spesso ignorata e ferita.

Ti ho promesso, suor Adriana, iniziando, che vorrei parlare con te dell’inverno che non è lontano. L’anno scorso siamo riusciti a trovare i soldi per il carburante e a tenere calde le aule del tuo asilo, dell’oratorio e spero, almeno un po’, anche le vostre camere da letto. Quell’asilo e quell’oratorio salesiano, ricordiamolo, dove ci sono bambini e bambine, ragazze e ragazzi cristiani e musulmani. Ma, per il prossimo anno come si prospetta la situazione? Non sarà facile, lo so, trovare i soldi. Ma, sai c’è una cosa che mi fa essere più fiducioso. Il Papa, ieri a Nazareth, ha parlato di questa cittadina come il luogo della famiglia di Gesù. Anche per quella famiglia faceva freddo, come oggi d’inverno. Anche allora, in quella famiglia, si cercavano i soldi per mangiare e riscaldarsi, come oggi torneremo a cercarli prima che l’inverno arrivi e faccia soffrire i tuoi piccoli.

 

(Filippo Landi)

 

 



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