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FIAT/ Slai Cobas: nessuna aggressione contro Rinaldini

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Contro il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, non c'è stata «nessuna aggressione». Ad affermarlo in una nota è lo Slai Cobas.

«Senza nemmeno contattarci per confrontare la nostra versione dei fatti - afferma la nota - si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini».

Ricordando che lo Slai Cobas è sceso in piazza contro la Fiat e per una lotta unitaria dei lavoratori contro la ristrutturazione e i licenziamenti, la sigla sindacale ricostruisce i fatti. «Al termine del corteo contro la Fiat - spiega infatti il comunicato - si chiedeva a gran voce, con l'approvazione degli operai presenti in piazza, che potessero parlare anche lo Slai Cobas e i lavoratori delle fabbriche Fiat colpite dalla ristrutturazione e dalla minaccia di chiusura, in primo luogo gli operai di Pomigliano deportati da oltre un anno allo stabilimento confino di Nola (anche grazie a un accordo siglato dai confederali)».

Con i dirigenti confederali presenti sul palco «era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola» ma, qualcuno dei confederali, «che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva - spiega la nota - Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas. Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo».

Nessuna «aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto - conclude lo Slai Cobas - è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare a impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall'alto».

 

 



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