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Cronaca

DIARIO DA L'AQUILA/ Alla ricerca degli sguardi che vincono il terremoto dell'umano

Dopo quasi un mese di permanenza nelle tendopoli la vita è sempre più dura e accanto a testimonianze di speranza e ad esempi di umanità purtroppo ci sono anche storie di solitudine e di tristezza. FABIO CAPOLLA annota nel suo diario queste situazioni, ma un punto per ripartire in fondo c'è...

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In questi giorni sono emersi tanti aspetti, che nella tragicità della situazione post terremoto, hanno mostrato elementi positivi, storie commoventi, ma anche belle. In queste ore emergono anche gli aspetti negativi. Un nuovo filone di indagine è stato aperto dalla Procura. Cittadini che pur avendo una seconda casa, spesso al mare, hanno preferito essere “ospiti” dello Stato in alberghi della costa, a volte costringendo anziani e famiglie numerose nelle tendopoli. Toccherà agli investigatori accertare eventuali reati.

Un altro aspetto negativo causato dal terremoto ha coinvolto diversi anziani. Molti sono rimasti soli, abbandonati. Tante badanti, soprattutto provenienti dai paesi dell’Est si sono spaventate dopo la scossa e hanno preferito scappare, spesso all’improvviso, a volte senza neanche avvisare i parenti dell’anziano. Hanno preferito tornare nei paesi di origine, perdendo il posto di lavoro. Per molti anziani oltre alla vita in tenda, al freddo, alla pioggia si è aggiunta l’insicurezza della solitudine, solo in parte alleviata dai volontari.

La domenica nelle tendopoli la si vive così. Mentre gli sfollati sulla costa ad un mese dal sisma si lamentano del maltempo perché avrebbero preferito un giorno in spiaggia, nelle tende si vivono ancora drammi personali. Tanti volontari ma spesso scarsa attenzione ai bisogni di chi ti è accanto. Se in alcune tendopoli ci sono tende per socializzare, si realizzano campi da bocce, in altre c’è chi soffre in silenzio. Una sofferenza che si legge negli occhi, che mai verrebbe confermata a parole. Una tristezza vissuta nella dignità.

Ecco un grande problema. L’attenzione al generale e la disattenzione alla persona, alla sua storia, ai suoi problemi. L’incapacità di dire tu. Certo a parole è facile, in fondo anche io non avrei tempo per fare quello che scrivo. Ma mi ha colpito vedere in un giorno di festa la solitudine. Basterebbe un vicino di tenda, la voglia di condividere, di parlare, forse, soprattutto di ascoltare.

Difficoltà che non ha creato il terremoto, ma che forse ha reso evidenti. Facile far passare il tempo commentando le partite di calcio, criticando le decisioni assunte dai politici. Difficile accorgersi di avere accanto uomini e poter contribuire al loro destino. Tutti sono tesi a pensare alla ricostruzione delle case, alla riapertura dei negozi, ai meccanismi della vita quotidiana. Pochi cercano l’umano e questo è un dramma. Quei pochi devono meritare la mia attenzione, quei pochi hanno da insegnarmi. Devo cercare quei pochi.

(Fabio Capolla - Giornalista de Il Tempo)

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