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DIARIO DA L’AQUILA/ La dolce storia dei Nurzia: ricominciamo dal torrone

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La storia del torrone Nurzia è la storia di un odore che in determinati momenti del giorno pervadeva le vie del centro cittadino. A cominciare da Piazza Duomo. Dal 1835 è un odore caratteristico dell’Aquila. Profumo di tostatura delle nocciole per la preparazione del torrone. Il laboratorio artigianale dei fratelli Nunzia era proprio in centro, richiamo per gli ambulanti che la mattina, all’alba, sistemavano i banchi del mercato.

 

Il terremoto che ha devastato il centro ha risparmiato il laboratorio dove il torrone è ancora confezionato a mano. I macchinari, vecchi di 60 anni sono integri, al contrario di quanto è successo nella nuova fabbrica realizzata nella zona industriale dove servono alcuni interventi. Una tradizione che passa di generazione in generazione. L’antica fabbrica voluta da Gennaro Nurzia riprenderà appena il centro tornerà ad essere transitabile. «Il destino - dice Natalia Nurzia, figlia di Ulisse e Giuliana - a quanto sembra, ha voluto che rimanessimo in centro».

 

La voglia di ricominciare dopo le ferite alla città è forte. «Appena riceveremo l'agibilità - assicura Natalia, che con il fratello Francesco Saverio rappresenta la sesta generazione Nurzia - riapriremo il bar e la fabbrica del torrone in Piazza Duomo. Speriamo che tutto questo avvenga nel più breve tempo possibile. È una cosa che vogliamo fare per noi, per gli aquilani, per la città che deve tornare a vivere. Anche questo è un modo per ricominciare».

 

Il periodo più importante per la produzione del torrone comincia nel mese di settembre. Le richieste arrivano da ogni parte del mondo, tra cui esponenti degli Emirati arabi. Torrone bianco alle mandorle, torrone al cioccolato, il profumo tra qualche mese segnerà il risveglio della città. «Il successo del torrone risiede tutto - racconta Natalia - nella cura meticolosa profusa in ogni fase del procedimento, a cominciare dall'acquisto delle materie prime. Il miele è solo di produzione locale».

 

Il procedimento è lo stesso di nonno Francesco Saverio, il figlio di Gennaro, colui che "inventò" la ricetta. Il tocco finale, quello della scelta della miscela del cacao, si deve invece a Ulisse, conosciuto all'Aquila come Ninetto. Dal 1835 soltanto una volta, prima del terremoto del sei aprile, la produzione si era fermata. Era accaduto a cavallo degli anni Quaranta, quando era stata vietata l'importazione di cacao.

 

La voglia di ricominciare è forte, spesso non solo per motivi economici. Lavorare, impegnarsi è la riposta più forte che si può dare al dramma del terremoto. La voglia di ricominciare è la voglia di una persona che si confronta con il suo lavoro, con il quotidiano. Che serve a vincere paure e angosce di una scossa che ha cambiato la vita.

 

(Fabio Capolla)

 

 



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