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IL CASO/ Partigliano: la prima città “sussidiaria”

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Il diritto urbanistico italiano sembra inevitabilmente legato alla nozione di “piano”: ogni nuovo “strumento” elaborato dalla fervida fantasia dei legislatori (statali e, ancor di più, regionali) parte dal presupposto che l’operatore pubblico sia l’unico in grado di gestire il territorio con un minimo di razionalità e di fornire i cittadini dei servizi necessari nel mondo moderno.

Eppure è possibile una realtà in cui l’organizzazione delle città e dei paesi sia privata e in cui lo “Stato” non abbia pressoché alcun ruolo, una realtà dove, cioè, l’autonomia degli individui, tramite una rete di contratti e di gestioni “in associazione” o “in condominio”, garantisca la convivenza civile, ma anche uno standard di servizi assolutamente di prim’ordine. Come ci ricordano Stefano Moroni e Grazia Brunetta in una loro puntuale ricerca (“Libertà e istituzioni nella città volontaria”, Udine, Bruno Mondadori, 2008) non si tratta di immaginare un’utopia libertaria, perché negli Stati Uniti ben 57 milioni di abitanti vivono in sistemi privatistici definibili come “associazioni residenziali”.

Spesso, però, si guarda all’America come ad un mondo lontano, del tutto avulso dalle specificità italiane, quindi sembra ancor più sorprendente registrare il fatto che anche in Italia si possono trovare borghi tradizionalmente gestiti con una netta prevalenza di moduli organizzativi privatistici. E’ il caso di Partigliano, piccola frazione del Comune di Borgo a Mozzano collocata negli Appennini in Provincia di Lucca e abitata da non più di 250 anime. In questo paese fiorisce l’associazionismo: si contano (almeno) otto associazioni (Comitato Paesano, Società di Mutuo Soccorso, Circolo Ricreativo….) e quasi tutti i partiglianini sono membri di più di una di esse.

Dalla rete di associazioni scaturiscono i servizi per gli abitanti: tanti e di ottima qualità.

Si parte dalla pulizia delle strade, per giungere alla realizzazione di giardini pubblici, passando dalla gestione completa di una struttura ricreativa polifunzionale e di un campo da bocce. Non ci si ferma, però, alla mera gestione degli spazi comuni, ma si sconfina direttamente nel campo del welfare, in barba a chi ritiene che in tali settori l’intervento statale sia insostituibile ed essenziale. In primo luogo, la Società di Mutuo Soccorso consegna i risultati delle analisi mediche direttamente presso il domicilio agli associati che versino nelle condizioni di non poterseli procurare autonomamente; in secondo luogo, allorquando un associato debba essere ricoverato presso una struttura sanitaria, la medesima Società di Mutuo Soccorso garantisce, per ogni notte di degenza, la presenza al capezzale da parte di un altro associato: nel caso ciò non sia materialmente possibile, viene comunque garantita la presenza di una persona retribuita dalla Società stessa.

Ma ci si spinge ben oltre, come emerge dalla seguente vicenda: circa due anni fa a Partigliano il gestore dell’unico esercizio commerciale esistente (bar e piccolo spaccio di alimentari) ha deciso di cessare l’attività. Davanti alla notizia, i cittadini non si sono lasciati prendere dal panico, né hanno chiesto un qualche intervento dello Stato: della gestione dell’attività si è fatto carico il Circolo Ricreativo, il quale ha accolto tra gli associati i dipendenti che materialmente conducono l’esercizio commerciale e che traggono il loro sostentamento dai proventi dell’attività di gestione del bar in oggetto. Ulteriori progetti di sviluppo, poi, gettano altra luce su come una piccola realtà di campagna possa sfidare il dogma della indispensabilità dello Stato: infatti, se il Circolo Ricreativo vuole costruire un campo sportivo polifunzionale, il Comitato paesano sta addirittura per passare alla fase operativa nella realizzazione di una casa di riposo dedicata ai molti anziani del paese.

Rimane, a questo punto, la domanda fondamentale: con quali mezzi finanziari le varie associazioni cittadine riescono a sostenere un impegno talmente vasto da sembrare in grado di sostituire (forse anche integralmente, se ve ne fosse la possibilità giuridica) l’operatore pubblico?

Una discreta parte delle attività è svolta direttamente dagli associati stessi, che dunque utilizzano come risorsa il proprio tempo libero. Per il resto i fondi sono privati e vengono raccolti sia attraverso il versamento delle quote associative sia, soprattutto, con l’autofinanziamento tramite varie e numerosissime iniziative “di paese”: dalla semplice sagra o pesca di beneficienza a veri e propri “happening”, quali, ad esempio, rappresentazioni teatrali, feste e concerti natalizi. L’unica fonte di denaro pubblico è una somma riconosciuta dal Comune di Borgo a Mozzano alla Società di Mutuo Soccorso a titolo di “rimborso spese”.

Ah, dimenticavo: i bilanci delle associazioni partiglianine sono sempre in pareggio, talvolta anche in lieve disavanzo.

 

 



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