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BERLUSCONI/ Inchiesta Bari, parla Lucia Rossini: nessun compenso per la cena col premier

Lo dice a Repubblica la terza donna sentita a Bari nell'ambito delle indagini del pm Giuseppe Scelsi e della Gdf sulle cene col premier organizzate da Giampaolo Tarantini

 

«Nessun compenso» per la cena a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi alla quale partecipò il 4 novembre 2008 con l'imprenditore barese Giampaolo Tarantini e con Patrizia d'Addario e Barbara Montereale: lo dice a Repubblica Lucia Rossini, la terza donna sentita a Bari nell'ambito delle indagini del pm Giuseppe Scelsi e della Guardia di finanza su un giro di donne che, a pagamento, per iniziativa di Tarantini - ritengono gli investigatori - avrebbero partecipato a incontri conviviali vip tra i quali alcuni organizzati in residenze di Berlusconi.

Anche Barbara Montereale, “ragazza immagine”, aveva detto di non aver ricevuto alcun compenso per la sera del 4 novembre e di aver invece ricevuti mille euro da Tarantini per partecipare a una festa a Villa Certosa (10.000 euro le sarebbero invece stati regalati in quella circostanza da Berlusconi, per darle un aiuto generoso rispetto alle sue ristrettezze economiche).

Patrizia D'Addario, che con le proprie dichiarazioni al Corriere della Sera ha dato il via alle pagine dei quotidiani sull'inchiesta barese, è definita dalle sue conoscenti una escort (accompagnatrice che si presta in talune circostanze a rapporti sessuali a pagamento): è l'unica - sinora - ad aver detto pubblicamente di aver avuto rapporti sessuali con il premier e di essere stata, per questo, pagata da Tarantini.

Sul Corriere della Sera compaiono oggi particolari dei verbali di interrogatorio di Patrizia D'Addario - così vengono definiti - e piccoli brani delle sei audio-cassette nelle quali sarebbero registrati pezzi di conversazione di D'Addario con Montereale, Tarantini e Berlusconi e che sarebbero state consegnate alla magistratura. A quanto era stato reso noto dagli investigatori nei giorni scorsi, il pm aveva disposto che i verbali d'interrogatorio fossero secretati e le cassette custodite in cassaforte dalla Guardia di finanza.

 

 

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