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DIARIO DA L’AQUILA/ Il civico 74: c'è ancora qualcosa di proibito nel mio viaggio nella città riaperta

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Il sole ha fatto capolino tra le nuvole. La bella giornata contravviene alle previsioni del tempo. Ma è una giornata di festa per chi è presente. Si rientra in centro storico. L’ho fatto diverse volte in queste ultime settimane, ma l’ho sempre fatto o entrando di nascosto, fino a quando le forze dell’ordine non mi fermavano, identificavano e sbattevano fuori, o accompagnato dai vigili del fuoco, con il caschetto in testa. Un caschetto bianco di plastica, non restituito alla protezione civile in occasione della prima visita e poi entrato a far parte del mio abbigliamento. Oggi sono tornato in centro a capo scoperto. E così lo potranno fare tutti da domani dalle 11 di mattina alle 10 di sera.

 

Una giornata di festa la riapertura del tratto che dalla Villa Comunale, lungo Corso Federico II porta in Piazza Duomo. Ma anche una giornata triste. Passare lungo Corso Federico II, fermarmi davanti al civico 74, alzare lo sguardo e vedere la finestra della mia stanza spalancata dal 6 aprile scorso, guardare quella finestra e sapere di non poterci rientrare non è una bella sensazione. Ci sono transenne metalliche alte da impedirmi di trasgredire uno dei prossimi giorni.

 

Il palazzo che ospita la redazione è fortemente lesionato. Sul marciapiede sono stati accatastati pezzi di marmo, quelli che una volta erano i balconi. Le transenne formano un percorso obbligato, al centro della strada. Questioni di sicurezza che vanno rispettate soprattutto ora, che ci sono centinaia di persone che tornano a fare la passeggiata in centro. Le autorità sono quelle delle grandi occasioni, così c’è chi applaude, chi fischia. Sentimenti contrastanti su come si sta procedendo per la ricostruzione.

 

Tornare in centro storico a 75 giorni dal tragico terremoto significa però per tutti guardare al futuro. Passi lenti, rumorosi sopra il selciato. Ma il rumore vero è quello della gente, che parla senza sosta guardandosi intorno. Tutti paragonano L’Aquila che era con quella che stanno vedendo. I negozi sono chiusi, in centro non c’è stata possibilità neanche di riaprire un bar. I sopralluoghi per l’agibilità e la vastità dei danni fanno capire che vi vorrà tempo, molto. Delusione e un po’ di rabbia da parte di titolari di esercizi commerciali che mettono in evidenza che senza la riapertura non c’è possibilità di ricominciare a lavorare, con tutti i problemi che ne conseguono.

 

L’arrivo in Piazza Duomo mette a nudo le gravi ferite della città. Mezza piazza è aperta al passeggio, l’altra metà è un cantiere. Nella metà chiusa la Chiesa delle Anime Sante, con la cupola su cui si sta lavorando alacremente. Ce n’è metà. Sullo sfondo il Duomo, da fuori sembrerebbe quasi integro, dentro un disastro.

 

«Dobbiamo essere felici, ringraziare i vigili del fuoco. Se stiamo tutti insieme L’Aquila tornerà ad essere la città della nostra vita, delle nostre speranze, del futuro dei nostri figli», racconta Franco. «Sono pensionato, ho vissuto giorni interi in centro, prima perché lavoravo in un ufficio pubblico, poi perché la mattina mi ritrovavo con gli amici. È un piacere stare qui, peccato che i vigili del fuoco non ci fanno rimanere, si entra cinquanta per volta. Non si può sostare a chiacchierare, a stare in compagnia, come una volta».

 

Tanti aquilani, pochi turisti e un raggio di sole che significa speranza. Quel raggio di sole che è stato fatto passare attraverso la Porta Santa della basilica di Collemaggio. Porta Santa riaperta appositamente oggi, nel giorno del solstizio d’estate per illuminare il pavimento della Basilica e prendere un impegno virtuale di lavorare anche dentro la chiesa di Papa Celestino V.

 

Una parentesi di festa, da domani si ricomincerà la vita quotidiana, sempre più stancante, difficile. L’impegno è costante, così come costanti sono quelle scosse di assestamento che non ti fanno mai stare tranquillo. Ci si prepara ad affrontare il G8, difficile pensare alle vacanze. Si continua ad affidare il proprio lavoro quotidiano, gratificati anche dall’importanza del ruolo che ogni giorno sono chiamato a svolgere con questo mestiere nei confronti della gente. Un forte richiamo alla responsabilità.

 

(Fabio Capolla - Giornalista de Il Tempo)

 

 



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