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ENCICLICA/ Quadrio Curzio: l’impresa per Benedetto XVI? Creatività e profitto. Ma a vantaggio di tutti

La Caritas in veritate offre una chiave di lettura fondamentale per ripensare i grandi temi dell’economia che questo secolo ha ereditato da quello che si è appena concluso. Una sfida a meccanicismo economico e alle sue gravi responsabilità. Un commento di ALBERTO QUADRIO CURZIO

benedettoXVI_ppianoR375_1lug09.jpg (Foto)

Caritas in veritate, l’enciclica sociale di Benedetto XVI, è un documento complesso che richiederà molta riflessione anche per valutare la sua collocazione nella continuità della dottrina sociale cattolica alla quale Giovanni Paolo II ha dato, soprattutto con la Centesimus annus (1991), un notevole slancio, così come l’aveva dato Paolo VI con la Populorum progressio (1967). Due veri e propri snodi della dottrina sociale dalla Rerum Novarum (1891).

L’economista deve essere consapevole che il fondamento e la prospettiva dell’enciclica è teologico-antropologica e che un riflessione su di essa soltanto di tipo istituzionale-sociale-economico è parziale. Ma non perciò inutile, in quanto la dottrina sociale cattolica offre un orientamento ideale, a-temporale e a-spaziale, a tutti coloro che nelle diverse responsabilità devono affrontare e risolvere problemi socio-economici in un momento storico e geografico specifico. La dottrina sociale non propone invece modelli economici e politici (Centesimus annus, 43; Caritas in veritate, 9)

L’intonazione della Caritas in veritate è che la crisi e le difficoltà di cui al presente soffrono gli stati, la società e l’economia sono dovute innanzitutto alla mancanza o alla carenza di un’adeguata ispirazione solidaristica orientata al bene comune, che significa “…prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città” (7).

Ciò pone il problema del significato dello sviluppo e di come perseguirlo. Una risposta unificata e unificante al problema dello sviluppo orientato al bene comune e alla promozione della persona si può trovare nella Caritas in veritate, in linea con la Centesimus annus, nella combinazione di sussidiarietà e solidarietà, due principi costanti della dottrina sociale cattolica. “Il principio di sussidiarietà - afferma infatti l’ultima enciclica di Benedetto XVI -va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell'assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno” (52). Affermazione che viene completata dalla seguente: “Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz'altro il principio di sussidiarietà espressione dell'inalienabile libertà umana” (57).

La Caritas in veritate enfatizza questi grandi ideali, che sono anche criteri operativi, affiancandoli con quelli della complementarietà tra giustizia commutativa, che presiede ai contratti, giustizia distributiva e giustizia sociale, che si fondano e generano equità e fiducia. Così l’enciclica afferma che “Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave” (35).

Rielaborando e sintetizzando la Caritas in veritate, anche in base alla Centesimus annus, chiarisce che tutto ciò passa attraverso le istituzioni (che fissano le regole e le fanno rispettare), la società (che opera su un principio di coesione e di convinzione), il mercato (che opera secondo criteri economici di convenienza e non contro il bene comune fissato dalle regole di concorrenza e di correttezza). L’equilibrio tra queste forze dovrebbe essere ispirato da un convinto (e non costretto) solidarismo operante così da combinare libertà e responsabilità.

I principi generali prima enunciati trovano molte applicazioni nella Caritas in veritate, che come intonazione preferisce quella che ricrea o rafforza gli ideali a quella di una logica economica che, fuori dalla storia e dagli ideali, diventa meccanicismo. Ponendoci tra ideali e logica dovremmo valutare le proposizioni dell’enciclica sulle istituzioni, sulla società, sul mercato, sull’economia, sul profitto, sul terzo settore, su sviluppo e sottosviluppo, sulla globalizzazione, sulla crisi. In definitiva tutti i grandi temi del XXI secolo, ma anche eredità del XX. Impossibile trattarli tutti. Concentriamoci allora, in questa occasione, sul modo di intendere l’impresa (come risulta in Caritas in veritate, 40). Si afferma che l’impresa non deve tenere conto solo degli interessi dei proprietari, pur legittimi e meritevoli di tutela, ma anche di tutti gli altri soggetti coinvolti nella sua attività: lavoratori, clienti, fornitori, comunità e territori di riferimento. Sappiamo che questo convincimento, snaturato dalle dottrine libertarie che con il loro assoluto del “creare valore a qualunque costo per gli azionisti” ritengono che a tal fine basti il liberismo, risponde spesso alle esigenze degli imprenditori migliori; i quali nella loro attività esplicano una creatività personale e comunitaria che trova nel profitto un complemento irrinunciabile, ma non sufficiente, per far sì che l’impresa stessa prosperi.

La Caritas in veritate, in linea con la Centesimus annus, esprime l’apprezzamento per le opere di questi imprenditori, così incoraggiando gli altri a seguire il loro esempio. Ed ecco come nel caso specifico dell’impresa economica gli ideali si traducono in fatti, vivendo nella libertà responsabile di intrapresa.

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COMMENTI
04/08/2009 - Il cuore del Papa (Paolo Cavallo)

Credo che il riconoscimento del valore di una "intrapresa" sia legato alla partecipazione concreta a un'esperienza che si fonda sulla coscienza di un "Io" nuovo, cambiato, affidato cordialmente a un destino buono. Che io sia padrone o dpendente, giornalista o intervistato... Il Papa richiama la responsabilità della nostra vita con una straordinaria concretezza. E mi impressiona il suo rispetto per l'attesa umana perché si realizzi una esistenza più vera e più bella per tutti.

 
03/08/2009 - Finalmente una finanza sabbatica (PAOLA CORRADI)

Dopo mesi di polemiche tra il nostro Ministro Tremonti e le Banche italiane finalmente una moratoria sabbatica che la PMI. Una proposta "comune" che unisce banche, imprese e governo su obiettivi condivisi di rilancio dell'economia italiana. Credo che anche l'Enciclica del Papa abbia smosso qualche mente, e le parole del Ministro che ha usato il termine della Bibbia: sabbatico "riposo della terra, liberazione dei servi e anche remissione dei debiti" non è stato casuale. «È arrivato il tempo per il nuovo inizio - dice Tremonti - Banche, Governo e imprese, hanno una comune responsabilità per il nostro Paese»

 
30/07/2009 - Sviluppo e falsi valori: la finanza spregiudicata (PAOLA CORRADI)

Il Papa evidenzia come un uso “spregiudicato” degli strumenti finanziari può tradire i risparmiatori, inoltre danneggia lo sviluppo introducendo falsi “valori” economici (i famosi titoli tossici). Il Papa contrappone quindi una finanzia sussidiaria, ovvero sociale ovvero capace di favorire progetti di sviluppo. La modalità per lo sviluppo umano è il dialogo perchè lo sviluppo della persona si degrada, se essa pretende di essere l’unica produttrice di sé stessa. “Perché piena di verità, la carità può essere dall’uomo compresa nella sua ricchezza di valori, condivisa e comunicata”. La verità fa uscire gli uomini dalle proprie sensazioni soggettive, e questo è possibile solo con il dialogo, trovando il valore e la sostanza delle cose.

 
27/07/2009 - W IL POPOLO CINESE! (Silvano Rucci)

Obama inizierà a lavorare insieme a tutti gli americani, consumando pochissimo, per restituire tutto il debito, accumulato per decenni, ai bravi e vittoriosi risparmiatori cinesi. Contemporaneamente la Cina, che è sempre in grado di lavorare e risparmiare, potrà garantire e finanziare gli USA! Così facendo il popolo cinese potrà salvare l’America dalla crisi economica e finanziaria, trainando allo stesso tempo anche il resto del mondo, saldamente legato agli Stati Uniti! W IL POPOLO CINESE!