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Cronaca

VIAGGIO NELLE OPERE/ Associazione Ar'co, la compagnia dell'architettura

Associazione Ar’co, “la compagnia dell’architettura”, nata nel 1997 come strumento per aiutare architetti neolaureati a inserirsi nel mondo del lavoro

All’avvicinarsi dell’importante evento dell’Expo, si avverte il bisogno di soggetti che si assumano, con trasparenza e responsabilità, l’onere di interpretare i bisogni dei cittadini che saranno coinvolti nel cambiamento del loro habitat.
Per questo varrebbe la pena di raccontare l’esperienza dell’Associazione Ar’co, “la compagnia dell’architettura”, nata nel 1997 come strumento per aiutare architetti neolaureati a inserirsi nel mondo del lavoro. Nella sua vita associativa Ar'co ha realizzato una molteplice serie di attività, tra cui corsi di CAD per disegnare, corsi per affrontare concorsi pubblici per l’assunzione nelle pubbliche amministrazioni, corsi per affrontare l’esame di Stato. Ar'co ha poi dato la possibilità ad architetti ed ingegneri di confrontarsi tra loro non soltanto sul piano tecnico: ogni due mesi infatti si organizzavano delle cene per creare rapporti nuovi e cementare l’amicizia e la compagnia tra i convitati, coinvolgendo i colleghi conosciuti durante il lavoro.
Da questa trama di rapporti sono nati così una serie di iniziative importanti, come la nascita di un concorso, di una mostra e di collaborazioni professionali di valore. Con la possibilità, fra colleghi, di guardarsi in faccia, di confrontarsi, di mettere a tema i propri bisogni senza anteporre la distanza della concorrenza, fino a lavorare insieme. L’attività di Ar’co è stata caratterizzata anche da un notevole fermento culturale. Oltre ad aiutare le persone a trovare un lavoro, a inserirsi nel delicato e particolare mondo dell’architettura, i suoi promotori cercavano di confrontarsi, di andare oltre il significato esclusivamente professionale di ciò che facevano per ripercorrere una strada che riconducesse alla ragione iniziale per cui era nata Ar’co: il desiderio di condividere in un club di amici l'esperienza cristiana e il suo impatto sull'attività professionale nel mondo dell'architettura.
L’architetto del resto è un mestiere un po’ particolare. Con la costruzione delle città, dei quartieri, degli habitat decide, in parte, come vive la gente. Così è fondamentale non dare mai per scontato il motivo per cui si costruiscono le case, i quartieri, le città. E lo slogan di Ar’co era chiaro: esiste una differenza fra il fare per affermare se stessi, e il fare come servizio, fare per risponde con attenzione ai bisogni anche banali con cui vengono vissuti gli spazi che si progettano. Per anni si erano formate generazioni di architetti e amministratori per cui l’ideale era diventato, nella pratica, astrazione e ideologia, cioè appunto esercizio del potere e affermazione dell’idea sempre e comunque a prescindere dalla realtà concreta. Ma come cantava Giorgio Gaber “un’idea, un concetto, un’idea finchè resta soltanto un’idea è soltanto un’astrazione, se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”. La vera rivoluzione era partire dalla persona, era ricominciare a fare, a progettare giudicando la realtà secondo tutti i suoi fattori, senza censurare nulla, “sporcandosi le mani”, ma per far questo e soprattutto per non ricadere ancora nell’ideologia occorreva continuamente chiarirsi il criterio attraverso cui fosse possibile guardare e farsi interpreti del bisogno delle persone.
Per questo, all’avvicinarsi dell’Expo 2015, si sente il bisogno che realtà come questa proseguano il loro lavoro formativo e culturale: per non dimenticarsi che i grandi cambiamenti che aspettano Milano devono essere fatti non per le idee, ma per l’uomo concreto.

(Franco Vittadini)

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