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CAMORRA/ Racket funerali, tre arresti e un sequestro di beni

Pubblicazione:martedì 7 luglio 2009

Ai concorrenti non era consentito organizzare i funerali. E se lo facevano dovevano versare una somma di denaro a chi aveva costituito un vero e proprio "monopolio" nella gestione dei funerali in tre comuni a nord di Napoli, Marano, Calvizzano e Quarto. Al termine di due anni di indagini - con intercettazioni, appostamenti e riprese audio e video, sentendo testimoni e collaboratori di giustizia - i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno arrestato tre persone mentre altre nove devono rispondere di corruzione. In carcere sono finiti Attilio Cesarano, Patrizio Macri' e Alfonso Cesarano mentre per gli altri nove e' stata disposto l'obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria. Inoltre sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per um valore di circa 5 milioni di euro, tra cui 6 imprese funebri, 10 autocarri e 10 cavalli usati per il trasporto delle salme, nonche' 15 autoveicoli e due motocicli. L'inchiesta ha avuto inizio grazie alla denuncia del titolare di una ditta di onoranze funebre. A Marano, Quarto e Calvizzano potevano operare solo le imprese facenti capo a Cesarano. E cosi dopo mesi di indagini sono emersi i primi riscontri che hanno consentito ai carabinieri e alla Direzione distrettuale antimafia di chiedere al gip le emissioni delle misure cautelari. A Marano, Calvizzano e Quarto - territori condizionati dalla presenza del clan Polverino - secondo gli investigatori poteva operava solo l'impresa Cesarano. I titolari delle ditte concorrenti o dovevano rinunciare all'organizzazione del funerali oppure dovevano pagare una sorta di 'sopratassa' (dai 2000 ai 2500 euro). Aggravio economico che poi finiva per essere sopportato dalle famiglie dei defunti. Ma non solo: se svolgevano un funerale non potevano neanche mettere il loro nome sui manifesti funebri. Ma non solo l'organizzazione provvedeva a versare piccole somme di denaro a infermieri addetti alle sale mortuarie di varie ospedali per avere notizie in merito a decessi o a organizzazioni di funerali. Soldi sarebbero stati versati anche ad un dipendente dell'ufficio stato civile del Comune di Marano che si 'prestava a compiere atti contrari ai doveri di ufficio'.



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