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DIARIO DA L'AQUILA/ La linea rossa che divide i potenti dalle vite da ricostruire

Dalle macerie de L'Aquila sorge l'alba del G8, il summit dei potenti della terra si riunisce proprio nel luogo più colpito dal grave sisma del 6 aprile. Ma quanto varranno questi riflettori puntati sulla caserma di Coppito? FABIO CAPOLLA lo scrive in un'altra pagina del suo diario

summit_2009_R375.jpg (Foto)

Un clima strano quello legato alle giornate del G8. Professionalmente sono di fronte a un impegno che mai avrei immaginato, a contatto con i Grandi della Terra. Umanamente vivo la quotidianità di sempre, con le stesse difficoltà che si ripetono da tre mesi, l’incertezza di una stabilità nel futuro. In questi tre giorni si respira, all’interno della Scuola della guardia di Finanza, sede del Summit, un’aria internazionale. Televisioni e giornalisti provenienti da tutto il mondo, un clima festoso, anche nel Media Village, l’area riservata a noi giornalisti. Nulla a che vedere con L’Aquila e il terremoto. Due situazioni così vicine in linea d’aria e così distanti tra loro. Gli aquilani, chi ha potuto, è andato in vacanza e così una città già decimata nelle presenze, in queste ore appare semideserta, come Milano a ferragosto negli anni Ottanta.

Due città distinte, divise da un’invisibile linea rossa, resa reale da una massiccia presenza di forze dell’ordine. L’area protetta, giustamente anche per garantire la sicurezza dei leader internazionali, è accessibile solo a chi è accreditato. Un badge che è stato consegnato anche a quegli aquilani che hanno la sfortuna di avere la propria abitazione nel raggio di tre chilometri dalla caserma di Coppito. Per loro impossibile utilizzare la propria macchina. Si entra e si esce con bus navetta, scortati. Impossibile ricevere ospiti.. Sono state allontanate pure le pecore che avevano i pascoli nei campi oggi all’interno dell’area rossa.

Una città che per gli aquilani non esiste. Per loro la vita continua come fosse una battaglia da quel tragico 6 aprile. Le cose vanno avanti a rilento. Troppa lentezza che non lascia presagire nulla di buono. I cantieri per le case antisismiche sono stati aperti, si lavora alacremente. Ma non basteranno quattro mura per far tornare gli aquilani in città. Servono misure, anche di carattere economico, che al momento non si vedono. Servono interventi tesi a garantire l’istruzione, dalle elementari all’università. In tal senso si sta lavorando per riaprire tutte le scuole a settembre. Ma servono gli asili nido, altrimenti chi ha la fortuna di poter lavorare non sa dove lasciare i propri figli. I lavoratori autonomi a breve dovranno ricominciare a restituire quelle tasse al momento sospese. Da subito, dopo appena otto mesi dal sisma. A differenza di quanto accaduto in Umbria, dove solo ora, a distanza di dieci anni si restituisce quanto dovuto con una rateizzazione decennale.

A tutta questa gente del G8 importa poco. Il loro realismo li porta a confrontarsi con le difficoltà di ogni giorni, di una casa che non c’è più o che deve essere ristrutturata o a cui deve essere allacciato il gas con tutti i ritardi che si stanno accumulando. A questi aquilani il G8 deve dare risposte, quelle importanti per il restauro del centro storico, per il recupero delle chiese, belle, importanti, come la Basilica di Collemaggio. Il G8 viene visto come momento importante a corollario di un percorso che con difficoltà si sta muovendo.

Qualche giorno fa il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, mentre eravamo seduti al tavolino di un bar, vicino alla Fontana luminosa mi ha detto: “Il G8 è un momento importante, su questa città, su quanto accaduto si accendono i riflettori di tutto il mondo. Non vorrei che questi riflettori in realtà si tramutassero in un flash”. L’Aquila ha bisogno e si avvicina il periodo più difficile, quello del dopo, quello lontano dalle cronache, dove ciascuno dovrà lavorare sempre più da solo. Ma a questo si penserà dopo il G8. Adesso altri argomenti, sicuramente con una valenza mondiale di straordinaria importanza, verranno trattati. E allora è giusto essere orgogliosi di essere protagonisti di questo palcoscenico. Offerto con le sofferenze, con la gioia, con il dolore e con la speranza di ricominciare a volare.

(Fabio Capolla - giornalista de Il Tempo)

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