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Cronaca

PERDONANZA/ L'omelia di Bertone:«si rispettino le promesse fatte ai terremotati»

Il segretario di stato Vaticano, nel corso della celebrazione liuturgica della Perdonanza, scandisce la sua omelia con diversi richiami alla responsabilità e all’attenzione nei confronti dei terremotati e della loro situazione

La Festa della Perdonanza è stata, quest'anno, al centro dell'attenzione di media e giornali per un connubio di eventi. In primis il ricordo del terremoto che ha reso questa ricorrenza ancora più densa di significati e speranze. In più ci sono le polemiche degli ultimi giorni, le scintille tra politica e gerarchie ecclesiastiche e la disdetta, all'ultimo minuto, di Berlusconi che avrebbe dovuto prender parte alla manifestazione sacra.

Nonostante tutto, la festa sacra ha comunque preso il via  e, secondo tradizione, una volta giunto il corteo in processione alla basilica di Collemaggio, si è svolta la celebrazione liturgica officiata dal cardinal Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano. Nell'omelia c'è stato spazio per parlare del cataclisma che ha scosso l'Abruzzo e per auspicare una convergenza affinchè si rispettino impegni e si risolvano le situazioni di emergenza a carico dei cittadini terremotati.

"Sono certo - ha detto Bertone - che sarà compiuto ogni sforzo, anche a livello internazionale, perché siano mantenute le promesse fatte, tese a ridare alle persone la possibilità di riprendere una normale vita familiare nelle loro case, ricostruite o rese agibili, e nelle loro attività economiche e sociali."

"Quest'oggi - ha poi proseguito - sono tornato, come avevo promesso, per una data importante per la vostra diocesi; sono venuto per la solenne apertura della Porta Santa, proseguendo con voi una lunga tradizione di fede, che segna la vostra terra, e che ogni anno si rinnova grazie al ripetersi dei riti suggestivi della Perdonanza», che sono «stimolo a percepire il senso vero della penitenza e del digiuno, e invito, specialmente in queste vostre condizioni, a vedere nelle prove della vita non il segno dell'abbandono da parte di Dio, bensì la manifestazione di una sua misteriosa vicinanza, che ci provoca mediante il dolore e la sofferenza a non chiuderci in noi stessi, ma ad aprirci fiduciosi al suo amore, abbandonandoci nelle sue mani di Padre misericordioso".© Riproduzione Riservata.