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DIARIO DA L'AQUILA/ I primi tetti a tempo di record e la fiducia delle persone

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Poco più di venti giorni e le case hanno raggiunto il tetto. Tempi di costruzione inimmaginabili, velocissimi. Tanta gente ha fiducia nelle parole di Silvio Berlusconi perché vede con i propri occhi quello che sta accadendo. Ho visitato un cantiere, a Cese di Preturo, periferia dell’Aquila. Insieme al responsabile della Wolf Haus, azienda altoatesina che sta realizzando dei lotti delle case antisismiche. Sono rimasto stupito perché per tante settimane si è parlato di casette.
Questi sono veri e propri condomini a cui invidiare alcuni particolari, come il riscaldamento a serpentina sotto il pavimento, un marchingegno che consente il ricambio continuo d’aria con l’esterno, mantenendo inalterata la temperatura interna, tapparelle in alluminio fonoassorbenti, giusto per citarne alcuni. Il risparmio energetico è oltre i minimi fissati dalla legge.

Viste così sembrano belle queste case – ci racconta Piero, geometra aquilano – il problema è che non basteranno per tutti, che i criteri fissati dal Comune saranno rivisti dalla protezione civile. Non sappiamo chi potrà entrare ad abitarci. E poi non tutti i cantieri sembra abbiano la stessa qualità di costruzione La paura di molti è che questi nuovi complessi abitativi diventino ghetti, dormitori vissuti soprattutto da extracomunitari. Paure, fissazioni che però alimentano il chiacchiericcio dentro le tendopoli.

La tecnica di costruzione delle case che ho visitato è molto alta, come la qualità. Un primo passo verso un lento ritorno alla normalità. Certo la città futura avrà a pochi passi il centro storico ancora con le macerie da rimuovere, con i negozi che rimarranno chiusi. E questo è un clima di forte incertezza, di disinformazione a cui non si riesce a dare risposte. Chi ha una casa che è stata giudicata agibile nel corso dei sopralluoghi ora deve lasciare gli alberghi sulla costa, fare rientro in casa. Altri cercano appartamenti in affitto, e questo è un tasto dolente. Un mercato impazzito con la domanda alta e l’offerta non ampia. E i prezzi schizzano verso l’alto senza controllo.

Di case all’Aquila si parlerà ancora molto, le difficoltà di sistemazione, le graduatorie e le assegnazioni degli appartamenti, gli universitari che cercheranno un alloggio, i condomini da ristrutturare al termine di infinite discussioni nelle riunioni condominiali dove c’è chi vuole aggiustare, chi può spendere e chi non sa come fare. Situazioni difficili che dovranno essere risolte.

Nel frattempo le case crescono, giorno dopo giorno. La promessa di Berlusconi agli aquilani è evidente nel risultato. Piacciano o non piacciano le case, cinquemila, saranno pronte a scaglioni entro la fine dell’anno. Le prime sono praticamente costruite, manca l’arredo esterno, il verde, le piante, un tocco particolare per abbellirle. Dopo il terremoto e l’angoscia, lo stupore di vedere come si possono fare le cose bene e in breve tempo. L’Italia che funziona.

 

(Fabio Capolla - giornalista de Il Tempo)

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