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TAR LAZIO/ Il protagonista: sul fine vita disinformazione e opinioni non necessarie, ma è tanto rumore per nulla

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha adottato una decisione sul fine vita che ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica. Il Tar si è pronunciato sul ricorso proposto da un’associazione che chiedeva di annullare l’atto con il quale il Ministro Sacconi, nel dicembre 2008, aveva inteso a garantire l’alimentazione e l’idratazione delle persone in stato vegetativo persistente.

In merito al pronunciamento del Tar abbiamo intervistato Filippo Vari, Professore associato di Diritto costituzionale nell’Università Europea di Roma. Vari, insieme al Prof. Aldo Loiodice, ha difeso il Movimento per la vita, che si è costituito nel giudizio dinanzi al Tar per chiedere il rigetto del ricorso.

 

Professore, la decisione è stata accolta con entusiasmo dai coloro che sono favorevoli a interrompere l’alimentazione e l’idratazione delle persone in stato vegetativo. Cosa ne pensa?

 

In questi giorni si è offerto un grossolano esempio di disinformazione. Il Tar, infatti, diversamente da quanto affermato da alcune agenzie, quotidiani e telegiornali, ha respinto il ricorso presentato contro l’atto di indirizzo, declinando la propria giurisdizione.
Appare, dunque, incredibile la trasformazione di una sentenza negativa in una di accoglimento!

 

Ma la sentenza del Tar non è segnata da alcuni passaggi in cui si afferma che costituisce un diritto quello del rifiuto del sondino?

 

Sì, la sentenza del Tar contiene alcune considerazioni in merito alla portata dell’art. 32 della Costituzione e alla possibilità dei pazienti di rifiutare le cure.
E’ evidente, tuttavia, che si tratta opinioni non necessarie ai fini della decisione, la cui importanza è oltretutto attenuata dal richiamo da parte dello stesso giudice alla recente entrata in vigore della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Come è noto, quest’ultima, all’art. 25, prescrive agli Stati firmatari di impedire “il rifiuto discriminatorio di […] prestazione […] di cibo e liquidi in ragione della disabilità”.

 

Dunque, non è vero, come invece sostengono alcuni, che si tratta di una sentenza destinata a segnare la discussione in Parlamento sul fine vita, nel senso di precludere l’approvazione di una norma per impedire che l’alimentazione e l’idratazione possano essere sospese?

 

Si tratta di una sentenza la cui portata non è idonea a influire negativamente sul dibattito in corso sul fine vita. Anzi, secondo la sentenza, spetta al giudice ordinario, e non a quello amministrativo, decidere se il diritto alla salute dei pazienti è leso dall’atto di indirizzo del Ministro, che impone l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti in stato vegetativo persistente. In questo modo, però, ci saranno decisioni prese caso per caso da magistrati con sensibilità e impostazioni diverse, in un ambito segnato da precedenti tra loro antitetici. In questa situazione diventa ancora più urgente approvare una norma di legge per impedire che l’alimentazione e l’idratazione possano essere sospese.



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