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TAR LAZIO/ La sentenza-bluff per sabotare il testamento biologico

Pubblicazione:domenica 20 settembre 2009

tar_lazio_targa_R375.jpg (Foto)

Nel bel mezzo del dibattito parlamentare in merito alla legge sul fine vita, il TAR Lazio ha depositato una sentenza in tema di nutrizione e di idratazione delle persone in Stato Vegetativo Persistente che sta avendo ampia risonanza.  

 

La sentenza riguarda il documento che, poche settimane prima che il caso Eluana venisse “risolto”, il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha indirizzato alle Regioni sull’argomento.  

 

L’atto ministeriale si fonda sul parere approvato nella seduta plenaria del 30 settembre 2005 dal Comitato nazionale per la bioetica, secondo il quale la nutrizione e l’idratazione anche artificiali delle persone in Stato Vegetativo Persistente “vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere” e pertanto “la sospensione di tali pratiche va valutata non come la doverosa interruzione di un accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma, dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele, di ‘abbandono’ del malato”.  

 

Con l’atto di indirizzo in questione, il Ministro Sacconi ha chiesto alle Regioni di adottare le misure necessarie affinché tutte le strutture sanitarie si uniformino ai principi esposti nel parere sopra citato e a quanto previsto dall’articolo 25 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili, che vieta le discriminazioni fondate sulla disabilità.  

 

Tale atto ministeriale è stato impugnato davanti al TAR del Lazio, che ha deciso il relativo ricorso con sentenza depositata nei giorni scorsi, dall’associazione “Movimento Difesa del Cittadino”.  

 

Non va dimenticato che nel caso di Eluana la Corte di Cassazione aveva addirittura negato la legittimazione della Procura ad impugnare il decreto della Corte d’Appello di Milano con il quale era stato autorizzato il distacco del sondino, sul presupposto che le questioni implicate riguardassero diritti personali della stessa Eluana.  

 

Viceversa il TAR Lazio, pur sostenendo che anche le questioni sottoposte al suo esame avrebbero tale natura, ha contraddittoriamente riconosciuto la legittimazione ad agire su questi temi ad un’associazione di consumatori e di utenti.  

 

A parer mio non è questa l’unica ragione di perplessità sulla sentenza in questione.  

 

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