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Cronaca

DIARIO DA L’AQUILA/ Riaprono le scuole: il mio primo giorno tra gli studenti terremotati

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E proprio le strutture scolastiche rappresentano un altro piccolo miracolo del lavoro che è stato compiuto in cinque mesi. Non tutti sono rientrati in classe ieri, rientro scaglionato fino al prossimo 5 ottobre. Ma per tutti c’è una scuola, per tutti un banco in un’aula. Dove si è potuto sono stati fatti lavori di ristrutturazione e di consolidamento della scuola esistente, dove invece i crolli sono stati gravi sono state realizzate strutture ex novo. In città come nei paesi del comprensorio. Chi ha strutture utilizzabili offre spazio a chi non ne ha. Nell’asilo di Onna, che ormai conta solo quattro bambini, arrivano dai paesi vicini, fino a raggiungere quota settanta. A San Demetrio ne’ Vestini ci ha pensato Barilla. Non un mulino bianco ma una scuola ampia realizzata grazie a contributi e donazioni. Ieri la gioia di riabbracciarsi. Sono pochi gli studenti che hanno abbandonato L’Aquila, scegliendo scuole di altre province, tutti hanno preferito ritrovare i vecchi compagni, quelli con cui si condivideva lo studio e poi le passeggiate in quel centro storico che si sta ancora mettendo in sicurezza.

Non è semplice frequentare la scuola. C’è chi viene da lontano, anche centro chilometri dall’albergo in cui si è sfollati. E si parte la mattina alle sei per essere puntuali in classe. Poi c’è chi deve tenere libri e quaderni in tenda, con la preoccupazione che la pioggia li renda inservibili. Ricominciare la scuola è stato un po’ come ricominciare a vivere, riassaporare la vita normale, il quotidiano.

Ricominciare la scuola è stato riscoprire che l’amicizia ha vinto il terremoto.

 

(Fabio Capolla - giornalista de Il Tempo)

 

 

 

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