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DIARIO DA L’AQUILA/ Riaprono le scuole: il mio primo giorno tra gli studenti terremotati

Pubblicazione:martedì 22 settembre 2009

scuolaterremotoR375_21set09.jpg (Foto)

La campanella ha suonato per la prima volta dopo il terremoto del 6 aprile. Centinaia di ragazzi chiassosi si sono rivisti dopo mesi passati lontano dalla città, in qualche albergo della costa adriatica, oppure dentro una di quelle tende blu della Protezione civile. I più fortunati hanno invece potuto andare in una “seconda casa”, chi al mare, chi in montagna.

Commovente, davanti ai miei occhi, l’abbraccio intenso, lungo tra due ragazzi. Si erano sentiti per telefono, avevano chattato su internet ma dopo il terremoto non si erano più guardati negli occhi. L’abbraccio, lo sguardo durato interminabili secondi, è valso più di mille parole. Un’amicizia che neanche la forza bruta e matrigna del terremoto ha potuto cancellare, neanche le difficoltà e la lontananza di questi mesi ha potuto recidere. Non sono riuscito a cogliere i nomi di quei due studenti dell’Istituto tecnico dell’Aquila, ma ho colto il valore che svolge una compagnia. Un incontro che vale più di tante lezioni, di ore seduti in classe.

 

L’apertura della scuola, la prima campanella dopo il terremoto ha significato questo, ha dato la possibilità a tanti di rivedersi, di scambiarsi le sensazioni, i dolori, le ansie che dopo il 6 aprile hanno cambiato la loro quotidianità. Una giornata di ordinaria follia tra la pioggia e il traffico impazzito, tra aule allagate e genitori preoccupati dell’agibilità antisismica delle strutture scolastiche. Una giornata di gioia, di allegria, di voglia di scherzare, quella voglia che sembrava sepolta sotto le macerie delle case crollate.

 

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