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DIARIO DA L’AQUILA/ Con Marco e Carla nelle nuove case. Per loro si avvera l’impossibile speranza

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«Stanotte dormiremo in casa dopo cinque mesi in tenda - racconta Carla -. Mia figlia, la più piccola, ha paura. Non si è ripresa da quella notte, speriamo riesca a dormire. La casa è bella, grande anche se siamo in sei. Fuori c’è molto verde, spazio per giocare. I miei figli faranno sicuramente nuove amicizie, anche se sperano di non perdere quelle nate in tendopoli. Qui serviranno mezzi pubblici, bus per andare al lavoro e a scuola».

 

Berlusconi fuori ha finito il suo discorso, anche sindaco, presidenti di Provincia e Regione hanno esaltato il lavoro di tanti operai, formiche senza sosta di notte e nei giorni di festa. La promessa è stata mantenuta. Da qui a dicembre, ogni quindici giorni nuove consegne. Non basteranno per tutti ma si comincia una nuova fase. Si pensano soluzioni alternative per chi è ancora costretto a lunghi viaggi quotidiani dall’entroterra al capoluogo abruzzese. Una situazione sperata ma che a molti pareva impossibile da realizzare.

 

«Tutto bello, fantastico. Non dimentichiamo però quella notte - ha concluso Marco -, non dimentichiamo il nostro dolore, la paura, la disperazione. Adesso bisogna pensare alla ricostruzione. Le nostre case in città devono essere recuperate. Qui vogliamo sentirci di passaggio, tornare a vivere in centro, riprendere le nostre abitudini di una vita». Per L’Aquila una nuova pagina di storia, un capitolo che segue quello della ricostruzione. Si intitola la rinascita. E tutti sono contenti di quello che accade ogni giorno.

 

(Fabio Capolla, giornalista de Il Tempo)



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