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AFGHANISTAN/ Liberato l’ostaggio del New York Times in mano ai talebani

Un bliz nella notte di ieri ha ridato la libertà al giornalista britannico. Nell’operazione è morto l’interprete afghano, colpito da fuoco amico.

stephen_farrellR3759set2009.jpg (Foto)

Stephen Farrell, il giornalista del New York Times rapito dai talebani la settimana scorsa, è stato liberato la notte scorsa da un bliz di un reparto militare aviotrasportatato della Forza Internazionale di Assistenza alla Sicurezza. Nell’operazione ha perso la vita l’interprete afghano Sultan Munadi.

 

Il sequestro del reporter di nazionalità britannica e della sua guida era avvenuto il 5 settembre nella provincia di Kunduz. Il governatore Omar aveva sconsigliato ai giornalisti di recarsi nella zona, in quel momento teatro di una strage di terroristi e civili a seguito di un bombardamento americano su autobotti talebane. Farrel vi si è avvicinato lo stesso, nonostante avesse anche già subito un rapimento in Iraq anni fa, ed è caduto col suo interprete nelle mani degli “Studenti”(i “Taliban”, appunto). Per l’agenzia di stampa afghana Pajhwok si trattava in particolare del gruppo comandato dal Mullah Abdur Rehman.

 

A proposito del bliz dell’altra notte, il governatore Omar conferma che: «all'operazione avvenuta nel distretto di Chahar Dara hanno partecipato solo forze straniere», e aggiunge che «il blitz ha avuto successo ma i talebani sono riusciti ad uccidere l'interprete afghano di Farrell». Diversa la versione del giornalista, che dichiara che Manudi è stato colpito da fuoco amico. Così Farrel racconta l’episodio:«Eravamo tutti nella stessa abitazione. I talebani si sono dati alla fuga appena è stato chiaro che si trattava di un blitz.» Sostiene poi di essere corso fuori dalla casa con l’interprete sotto raffiche di proiettili. « Io mi sono buttato in un fossato» per sfuggire al diluvio di colpi, e sentendo «voci britanniche» dice di aver gridato «Ostaggio britannico!» per essere riconosciuto. Farrell sostiene che anche l’interprete abbia gridato di essere un giornalista, ma è stato colpito da una raffica. Appena dopo la liberazione ha commentato: «Sono fuori, sono libero!».

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