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Cronaca

INTEGRAZIONE/ Sbai: non ripetiamo gli errori della Gran Bretagna

A proposito di convivenza, il primo conflitto che riguarda il mondo islamico risiede al suo stesso interno. Il compito dell'Occidente consiste nel dar voce a quelle personalità e intellettuali riformisti che, anche se silenziati, sono ben presenti. Per non «lasciare che si creino nuovi Kamikaze». Il giudizio di SOUAD SBAI  

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Finalmente se ne parla da più parti. Finalmente il tema della convivenza, e non solo del dialogo, viene affrontato con una certa impressione mediatica dalle colonne del Corriere della Sera. Finalmente un’intellettuale come Giovanni Sartori, che viene da una tradizione di pensiero di sinistra, si accorge con onestà delle problematiche, delle incertezze, delle dinamiche legate all’integrazione tra musulmani e non musulmani, precipuamente rispetto ai musulmani sempre più presenti in un Occidente che è così diverso.

Desidero tuttavia entrare in punta di piedi in questo dibattito, perché se, da una parte, non mi reputo un’intellettuale, dall’altra credo di poter portare la testimonianza dell’esperienze e della diretta conoscenza del mondo musulmano, del suo pensiero, della sua cultura, delle sue comunità, nonché delle sue deviazioni, o di ciò che le ha indotte a diventare tali, delle sue presunzioni di assolutismo, dei suoi pericoli.

Ad oggi è in atto prima di tutto, non scordiamocene, un conflitto tra gli stessi musulmani, conflitto che ha come oggetto l’accaparramento del potere economico e politico e che viene declinato nelle forme spietate della repressione e della sottomissione non solo del pensiero, ma della sua seppur minima eventualità di esistenza.

Ha ragione Sartori quando parla di monoteismo teocratico che si sta viepiù infiammando, ha ragione a temere un rischio che ritiene di non dover rischiare. Ha ragione anche Romano quando scrive che nelle società islamiche si è manifestata nei decenni passati una tendenza al riformismo, alla secolarizzazione, in un certo senso intesa non come rinuncia alla propria cultura e al proprio pensiero, ma come ricreazione e reinterpretazione di esso davanti alle sfide e ai cambiamenti della modernità. Una tendenza che è stata tuttavia soffocata da una violenta avanzata estremista, legata all’ascesa della Fratellanza musulmana che, dall’Egitto, ha irradiato il suo radicalismo e il suo estremismo per accrescere il proprio potere.


COMMENTI
12/01/2010 - andiamo piano con Sartori.Meglio Benedetto XVI (attilio sangiani)

non credo che Sartori sia un maestro attendibile. Non fa altro che volgarizzare malamente la "lectio magistralis" del Papa Benedetto a Ratisbona. Però il Papa non ha "Separato la religione dalla politica". L'ha solamente "distinta". "Separare" e "distinguere" non sono sinonimi. I cristiani distinguono ma non separano. In più non impongono con "fatwe" le loro verità di fede,ma,sull'esempio del Maestro le "propongono": "....se vuoi....". Sartori,da laicista quale è,vuole imporre la "separazione",cominciando dai cristiani....