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Cronaca

EUGENETICA/ Via libera al figlio perfetto: l’ultima sentenza choc del tribunale di Salerno

Il Tribunale di Salerno autorizza una coppia fertile a ricorrere alla diagnosi prenatale per verificare possibili patologie dell’embrione. Va contro la legge 40? Poco importa. Gianfranco Amato commenta l’ultima deriva eugenetica made in Italy

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Ennesimo episodio di deriva eugenetica per via giudiziaria. Il Tribunale di Salerno ha autorizzato una coppia fertile a ricorrere alla diagnosi prenatale per verificare possibili patologie dell’embrione, contravvenendo così, in un colpo solo, a due norme della legge 40/2004. La prima che vieta la possibilità di fecondazione assistita a coppie fertili (art. 1), e la seconda che proibisce l’utilizzo dell’analisi preimpianto a fini selettivi (art. 13).

Del tutto irrilevante, per il magistrato salernitano, il fatto che la legge 40/2004, disapplicata col provvedimento in questione, sia stata approvata a larga maggioranza dal Parlamento della Repubblica, sia stata confermata da un referendum popolare e sia passata al vaglio della Corte costituzionale che, con la recente sentenza 151/2009, ha confermato la piena costituzionalità del divieto di ricorso alla diagnosi reimpianto a fini eugenetici.

La disinvolta violazione del dettato normativo da parte del Tribunale di Salerno è avvenuta attraverso le solite vaghe espressioni di “diritto vivente” e di “lettura costituzionalmente orientata” della legge. Modi eleganti per far prevalere la personale prospettiva ideologica di un magistrato quando questa si appalesi chiaramente contra legem.

Qui il discorso si farebbe lungo. Implicherebbe considerazioni sulla tripartizione dei poteri, sulla prevaricazione di parte della magistratura rispetto al potere legislativo, sulla tentazione del “government by judiciary”, sul mostro giuridico del “giudice-legislatore”. Bisognerebbe ricordare Montesquieu, Tocqueville, Constant.

Il punto sul quale, invece, intendo focalizzare l’attenzione è un altro. Riguarda un passo del provvedimento salernitano, e precisamente quello in cui si afferma che “il diritto a procreare, e lo stesso diritto alla salute dei soggetti coinvolti, verrebbero irrimediabilmente lesi da una interpretazione delle norme in esame che impedissero il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che però rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili”.

È proprio su quel “diritto a procreare” che ci si deve interrogare. Potremmo partire dal titolo del libro pubblicato nel 2004 da Mary Warnock: Fare bambini. Esiste un diritto ad avere figli? Da un punto di vista giuridico, checché ne pensi il Tribunale di Salerno, per quanto riguarda il nostro ordinamento la risposta è semplice. Sarebbe sufficiente citare il presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, Mario Zevoli: «Essere genitori sembra sia considerato un diritto, ma non è affatto così». Prima che un problema giuridico, quindi (fortunatamente non siamo ancora nella Svezia eugenetica degli anni ’30), è un problema morale.

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COMMENTI
18/01/2010 - Creature fatte da Dio! (claudia mazzola)

Ieri al pranzo domenicale, ho conosciuto i figli di due miei cugini. Francesco 15 anni, Sofia 10 anni, che splendore, che freschezza, nella loro bellissima imperfezione sono compiuti.