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ROSARNO/ L'Italia legale riparte dalla rivolta degli "ostaggi"

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Servirebbe un’azione interforze per verificare, non soltanto ciò che è illecito, ma anche se sono state fatte, e come, tutte quelle azioni lecite, finalizzate allo sviluppo ed alla crescita di un Paese e, a questo punto, incentivarle. Non dando finanziamenti a fondo perduto e verificati solo sulla carta, ma controllando ogni singolo finanziamento in fase applicativa, con strategie ad hoc e agenzie informative interforze di contrasto ad organizzazioni criminali.

In Calabria, in nero, non lavorano solo le persone di colore. La piaga del lavoro “onesto” in Calabria è un problema vecchio e risaputo. Il caporalato a tutti i livelli è la norma. Dove sta la legge? “Pizzo”, oltre ed essere una bellissima località turistica, è un’ arcaica ma sempre attuale forma di “tangentizzazione”. Si vive guadagnando oppure assistiti-arricchiti dal sudore del lavoro degli altri. L’espressione e la ricerca di un’appartenenza a qualcuno o a qualcosa è un sistema di sicurezza anomico, privo cioè di norme, intese come leggi nazionali, ma ricco di norme condivise localmente. Condivise a tutti i livelli di gruppi e lobby. Tutto si può fare, se conosci. Il diritto civile è un’altra cosa. I doveri sociali si sono totalmente dispersi a favore di fittizzi ed edonistici principi.

La notte di rivolta civile del 7 gennaio 2010, passata la Befana, in un paese come Rosarno, deve essere stato un brutto sogno per molti. Quei molti, ostaggi, che non stavano né da una parte né dall’altra, subivano, ancora una volta. Non una guerra tra poveri ma una guerra tra ostaggi. Ridotti in condizioni di passività e di immagine di sè, costruita dai media e dalla naturale ed atavica condizione storico-sociale. Essere passivi ed attendere. Ecco le vere vittime. “Statti cittu e musca”. Stai zitto e taci. La soluzione a tutti i problemi. Minimizzare e non comprendere fino in fondo il fenomeno, però, non serve a nessuno.

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