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Cronaca

ROSARNO/ L'Italia legale riparte dalla rivolta degli "ostaggi"

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 L’economia agricola del sud vive sostanzialmente grazie a personale precario ed immigrato, non in regola. Questa è la fase “gavetta” degli immigrati in Italia, ogni etnia con il proprio lavoro o specializzazione. Una volta messi in regola e saputa meglio la lingua ci si trasferisce al nord per ricercare una condizione di vita migliore. Basta riflettere e pensare: le persone di colore utilizzate dove dormono? Dove mangiano? Dove vanno in bagno? Quali indicatori di legalità, luoghi, mezzi, servizi, riferimenti, trasparenti e legali?

Si è tutti ostaggi di un mal costume. Ostaggi, in Calabria, ricorda il sequestro di persona, rito molto in uso per la ‘ndrangheta che non aveva fatto ancora il salto di qualità trasformandosi in un’ organizzazione dai colletti bianchi. Si parla del problema Rosarno, perché? Del nord-africano sprangato ed ucciso a Milano solo qualche mese fa, abbiamo sentito la notizia, ma non abbiamo assistito o partecipato ad una riflessione collettiva. È stato giusto morire a colpi di spranga di ferro per il furto di un pacco di biscotti? Si parla di Rosarno perché c’è stata una rivolta. Una scossa, come la definirebbe Canetti.

Scossa come terremoto. Rosarno come Haiti, evidenzia un dramma e richiede una risposta. Una risposta vera e concreta. Sarebbe un peccato grave non reagire costruendo risposte legali e condivise. Senza giocare a pensare di chi è la colpa, esercizio terribilmente fine a se stesso, ma agire con azioni positive. Costruire un paese nuovo, che sappia davvero accogliere, definire regole. Poche, chiare, concrete e trasparenti, finalizzate alla nuova Italia legale. Una Italia unita che evidenzia problemi uguali da Milano a Rosarno. A quel punto si che potremmo paradossalmente dire grazie alla rivolta di Rosarno. Rivolta degli immigrati e rivolta dei cittadini che reagiscono e non subiscono silenziosamente e basta.

 

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