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ROSARNO/ L'Italia legale riparte dalla rivolta degli "ostaggi"

Pubblicazione:martedì 19 gennaio 2010

Rosarno_Scontri_ImmigratiR375.jpg (Foto)

Dalla visita al Museo dell’Immigrazione di Ellis Island a New York ho imparato. Dalla visita nelle banlieue parigine ed il confronto con gli operatori sociali francesi a Parigi ho imparato. Ho imparato a non negare che per creare un contesto di integrazione bisogna volerla. Bisogna dimostrarla ed attuarla con azioni concrete a tutti i livelli ed in tutte le sedi possibili: politiche, sociali, economiche, lavorative, scolastiche, educative, famigliari. 

 

A Rosarno, provincia di Reggio Calabria, tutti hanno ragione, residenti ed immigrati. Ma non vince nessuno. Tutti urlano la rabbia, ma nessuno la sente. La rabbia di essere umano a metà. Si impara a sopravvivere ed a trovare modi di adattarsi, come direbbe Merton, nella continua ricerca di mete e mezzi, molto spesso poco legali e al limite del principio di civiltà. 

 

La legge nazionale e le norme di convivenza politica, sociale ed economica potrebbero essere facilmente ed evidentemente, messe in discussione. Basterebbe partire dall’analisi del tasso di disoccupazione locale, come ad esempio quello di Rosarno, ed analizzare le situazioni di benessere, spesso sfacciatamente evidenti, per chiedersi da quale lascito ereditario emergano determinate “mete culturali”. I “mezzi” utilizzati fanno parte di un processo di omertà sociale che evidenzia come si creano le norme socio-culturali locali. Le leggi nazionali sono diverse?

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