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DELITTO TORINO/ Meluzzi: quando la vita è un videogioco si perde il senso della realtà

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Credo proprio di no, che non si tratti di odio. Più che di odio qui parlerei di sindrome dell’iperrealtà, alla quale tra l’altro contribuiscono spesso i videogiochi e le dimensioni virtuali all’interno di cui ci si trova a navigare per ore e ore. È un meccanismo per cui azione e reazione del videogioco diventano talmente pervasivi e la percezione della realtà talmente adrenalinica che si finisce per perdere i confini della realtà. E quando si perdono le staffe diviene quasi automatico chiudere il discorso in modo esagerato e drastico. Certo, livelli simili fortunatamente sono molto rari. 

 

Dopo aver compiuto il fatto il ragazzo si è rinchiuso in camera. I carabinieri hanno affermato di averlo trovato “calmo”. Che tipo di reazione è? Cosa accade in un individuo che ha commesso un simile gesto?

 

È fondamentalmente una reazione di difesa. La psiche compie un’azione di rimozione e di  derealizzazione di modo che il soggetto non si renda conto immediatamente e completamente, ma per gradi, della gravità di quello che ha compiuto. Infatti accade spesso in molte azioni violente che si generi uno shock da parte, oltre di chi subisce, anche di chi esercita violenza. Shock al quale segue incapacità a realizzare la gravità del gesto.

 

Dopo un simile evento padre e figlio si ritroveranno sotto lo stesso tetto. Quali componenti entreranno in gioco per riallacciare il rapporto affettivo precedente, sempre che sia possibile?

 

Decisivo sarà il ruolo degli altri membri della famiglia a cominciare dalla madre. E certamente è qualche cosa che avrà bisogno di un certo aiuto e di un certo tempo. Ciò detto non credo che ci sia nulla di irrimediabilmente compromesso in questo rapporto. Credo che l’intelligenza e la tenerezza di un padre faranno la loro parte. In questo caso poi concorrerà la capacità di chiedere aiuto da parte del figlio il cui gesto avrà anche delle conseguenze di profilo giudiziario. Ci saranno problemi che padre e figlio dovranno affrontare insieme. Il reato commesso infatti è perseguibile non soltanto su querela ma d’ufficio. Il processo che si imbastirà potrà essere occasione per prendere piena coscienza dell’accaduto e superarlo.

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