BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIBATTITO/ Israel: il crocifisso fa bene anche ai giudici...

Il Csm ha rimosso dall’ordine giudiziario il giudice Luigi Tosti che si rifiuta di tenere udienze in aule dove il crocifisso è esposto. Il commento di GIORGIO ISRAEL

crocifisso_R375.jpg (Foto)

Dunque, mentre i giudici di Strasburgo hanno decretato la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche, il Consiglio Superiore della Magistratura in Italia ha rimosso dall’ordine giudiziario il giudice Luigi Tosti che si rifiuta di tenere udienze in aule dove il crocifisso è esposto. In realtà, il CSM non si è pronunciato sulla questione generale, bensì circa il fatto che un funzionario statale non ha il diritto di rifiutarsi di lavorare su quelle basi. Ma la questione resta aperta.


Può sembrare curioso che di essa si occupi un ebreo, ma ho voluto rispondere positivamente alla richiesta del Sussidiario per sollevare una problematica generale connessa e troppo spesso elusa. In certe forme l’esposizione di un simbolo religioso può configurare una prevaricazione della fede e delle convinzioni altrui (potrei farne esempi), ma il crocifisso si presenta nei locali pubblici italiani come simbolo dei principi morali che derivano dalla fede religiosa della maggioranza della popolazione e che sono radicati nella storia e nella civiltà del paese.


Accetto quel simbolo come riferimento al terreno comune “noachico” condiviso con i cristiani. Nei termini in cui la contesa si sta configurando, penso che la rimozione del crocifisso rappresenterebbe una vittoria di chi pensa che quelle tradizioni religiose e storiche non abbiamo più alcun diritto, e un segnale preoccupante.


Tuttavia, se l’argomento portante per difendere l’esposizione del crocifisso è che esso è un riferimento per la maggioranza della popolazione, occorre che sia davvero così. Ora, io penso che sia ancora così, ma non mi affiderei troppo alle statistiche che, ad esempio, parlano di un 95% (o più) di adesioni all’ora di religione scolastica.


PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO


COMMENTI
27/01/2010 - UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO (Giorgio Ragazzini)

Una volta tanto mi trovo in disaccordo col professor Israel; e purtroppo con molti altri. Quella del crocifisso è la classica questione di principio: che si risolve, cioè, applicando quel principio senza tener conto d’altro. Di quale principio si tratta? È quello della necessaria neutralità ideologica di uno stato democratico, che non può privilegiare né confessioni religiose, né ideologie politiche. Invece si scivola immancabilmente sul terreno improprio dell’importanza e del valore del cristianesimo, che non c’entrano assolutamente nulla. Un principio è un principio, punto e basta. Che diremmo se si assolvesse l’evasore fiscale perché è una brava persona che si prodiga per il prossimo? L’influsso del cristianesimo o lo si riscontra nell’onestà e nella generosità delle persone e nell’umanità delle leggi o è suono di parole subito dimenticate. È paradossale che la difesa del cristianesimo si misuri su questo terreno, quando quello di Gesù Cristo è un insegnamento radicalmente antiformalista: “L’albero si riconosce dai frutti”; “Non chi dice Signore Signore entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre”; “Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Del resto il Consiglio di Stato, investito della questione, per ribadire la legittimità della sua presenza negli uffici pubblici, ha dovuto assurdamente affermare che il crocifisso non è un simbolo religioso. Evidentemente, se lo fosse...