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LA STORIA/ Il giovane Matt King, quando un grave incidente ti cambia la vita in meglio

Dopo 20 secondi dall’inizio della sua prima partita nel rugby professionista, Matt King rimane completamente paralizzato. Dopo 9 mesi di «assoluta desolazione» percespisce l'esistenza di un senso a quanto gli è accaduto, decide di studiare e diventare avvocato. GIANFRANCO AMATO ci racconta la sua storia.  

matt-kingR375.jpg (Foto)

Matt King era un ragazzo pieno di vita che aveva appena coronato un suo sogno. Quello di diventare giocatore professionista di rugby nella squadra giovanile della London Broncos Accademy. Si sentiva quasi aria di primavera il giorno in cui avrebbe dovuto giocare, nel campo di Halifax, la sua prima partita proprio da professionista. Ma quel 4 aprile 2004, quello che doveva essere il giorno più bello della sua vita, si trasformò in tragedia. Dopo soli 20 secondi dall’inizio del gioco, sotto il peso di un avversario, Matt non ha neppure il tempo di accorgersi di essere entrato uno stato comatoso.

Riprende i sensi durante il viaggio di trasporto in elicottero verso Leeds, e immediatamente percepisce l’esito devastante dell’incidente: paralisi totale. Gli infermieri gli chiedono di muovere le dita dei piedi e lui viene assalito da una sensazione di terrore. Urla di lasciarlo morire perché già immagina un futuro d’inferno e una vita non più degna di essere vissuta. Giunto a Leeds, i medici non possono che confermare il tragico verdetto: la spina dorsale è irrimediabilmente compromessa al punto da immobilizzare il corpo dal collo in giù. Gli spiegano che la sua situazione è pressoché identica a quella dell’attore Christopher Reeve, il Superman cinematografico, paralizzato a causa di una caduta da cavallo nel 1995 e che sarebbe morto di lì a poco dall’incidente di Matt King, nell’ottobre del 2004.

Trasferito allo Stoke Mandeville Hospital, centro specializzato per le patologie alla spina dorsale, Matt trascorrerà lì nove mesi. Quel periodo, che lui definirà di assoluta desolazione («bleak time») non si rivelerà, però, inutile. Per sua stessa ammissione, il ragazzo percepisce che debba esistere, comunque, un senso a tutto ciò che gli è accaduto, e decide che anche lui, pur totalmente paralizzato e costretto a vivere attaccato ad un respiratore, può essere capace in una «meaningful life», una vita piena di significato. Per raggiunger questo obiettivo Matt intuisce di aver bisogno di un’istruzione. Così, decide di studiare e di frequentare la facoltà di giurisprudenza all’università, perché, con un pizzico di autoironia, spiega a tutti che «con la legge non bisogna usare nient’altro che il cervello».

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