BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIBATTITO/ Petrini (Slow Food): io, da agnostico, sull’ambiente do ragione al Papa

terra_pianetaR375_22apr09.jpg (Foto)

Nella diversità si esprime la più grande forza creatrice dell’universo. In termini vegetali-animali, ne abbiamo perso il 70 per cento. Un dato immenso di cui non cogliamo le tristi conseguenze. La crisi morale è legata alla crisi ecologica attraverso la perdita di diversità, legata a sua volta alla miopia di costruire forme identitarie di chiusura verso gli altri. Ma ogni identità nasce da uno scambio. Vedo in questo l’elemento più preoccupante dal punto di vista culturale rispetto alla difesa dell’ambiente.

 

Perché?

 

Perché l’ambiente non è solo il frutto della diversità vegetale o animale, ma anche culturale. Concepire la miseria di un ambiente che va in degrado, vuol dire renderci conto della perdita della memoria di un popolo, degli aspetti culturali, linguistici, spirituali, poetici, perfino musicali. La diversità è una delle grandi componenti dell’uomo e del rapporto con la terra. Mortificarla è la premessa per renderci tutti più sterili.

 

Che cosa dovrebbe insegnarci, in tal senso, la crisi economica?

 

Per la prima volta nella storia, abbiamo contestualmente una crisi economica, ambientale ed energetica. Non si capisce se questa crisi sarà passeggera, risolvibile nel breve periodo con le classiche medicine, o se si tratti di una crisi di sistema, curabile con un nuovo approccio che determini un cambiamento profondo di paradigmi, che veda l’umanità impegnata nel costruire un nuovo umanesimo, dove il paradigma del consumo, che ha generato la crisi, non sia determinante per risolverla. Sono convinto che sia necessario che questi paradigmi cambino, a partire dal dio del consumo, alla riduzione di ogni cosa a merce di scambio, fino alla riduzione a commodity dell’ambiente, del cibo e delle persone.

 

In che modo?

 

L’unico scritto universale di qualche valore è l’ultima enciclica di Ratzinger. Dove il paradigma dell’economia non è trattato attraverso una primogenitura dell’economia classica rispetto all’economia sociale, ma afferma che il bene comune e l’economia sociale sono parti fondanti dell’economia reale. C’è una parte dell’umanità che ci spiega cos’è l’economia. Ce n’è un’altra che fa economia sociale, non quella classica, ma quella “della misericordia”: sono i “poveracci”, quelli che fanno economia attraverso la carità, snobbati dal mondo.

 

La natura, per il Papa, va rispettata perché è dono di Dio. Cosa ne pensa di questo approccio?

 

Sono agnostico. Il che non significa che sono ateo o che non creda in nulla, ma che non ho la forza di credere. È una delle posizioni più scomode ma ne rivendico l’onestà intellettuale. Per il Papa la natura va rispettata perché è creata. Io non posso affermarlo e la penso diversamente, però ho la massima stima di come la pensa Benedetto XVI. Quello che conta è che non possiamo fare violenza alla terra.

© Riproduzione Riservata.