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DIBATTITO/ Petrini (Slow Food): io, da agnostico, sull’ambiente do ragione al Papa

Ambiente, crisi, economia, nuovi scenari e politiche globali; questi i temi caldi contenuti nel messaggio di papa Benedetto XVI per  la  XLIII Giornata Mondiale per la Pace, dal titolo Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Il commento di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food  

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A Capodanno la Chiesa è solita celebrare la Giornata Mondiale per la Pace. Nel suo tradizionale messaggio, il Papa, scegliendo il tema “se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, ha lasciato molti osservatori stupiti. Abbiamo chiesto a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, di commentare il messaggio di Benedetto XVI.

 

Il Papa parla della necessità di rinnovare e rafforzare “l’alleanza tra essere umano e ambiente”. Che cosa vuol dire per lei?

 

Si tratta dell’alleanza più importante. Un ambiente che sta male, fa star male anche l’uomo. E l’umanità, in questo momento, ha già abbastanza motivi di sofferenza. Se deve caricarsi anche quella di un ambiente sempre più impoverito, rischia di abitare in una casa inospitale. Su queste tematiche l’ultimo secolo si è caratterizzato per un’accentuazione della depredazione del creato. Al punto tale che molti iniziano a sostenere che siamo al punto di non ritorno per la ricostruzione dell’armonia tra il nostro metabolismo e quello della terra. Chi ha avuto di più dalle risorse ambientali non concepisce che deve fermare la sua avidità; chi ha avuto di meno non tollera che gli siano posti dei limiti. Questo sforzo enorme, di contrazione e convergenza, richiesto a tutti, non riesce a trovare un punto di equilibrio.

 

Come si esce, secondo lei, dall’impasse?

 

In questa situazione, la governance internazionale stenta a trovare una via di uscita. Gli unici deputati a svolgere queste riflessioni giungono a esiti sempre più inconcludenti: basti pensare alle Nazioni Unite, alla Fao o al fallimento di Copenaghen. Di fronte a tutto questo - ve lo dice uno che si dichiara agnostico - l’unica voce internazionale che esprime sensibilità, lungimiranza e senso della misura è quella di questo Papa tedesco.

 

Il pensiero scientifico che domina, interpretando il cosmo secondo schemi casuali e deterministici, ha trasformato l'ambiente in materia per lo sfruttamento. Che ne pensa?

 

Mai come in questo momento è necessario un dialogo franco tra la scienza ufficiale e i saperi tradizionali, che appartengono storicamente alla comunità e che, in maniera empirica, ne hanno determinato l’approccio alla natura. Se questo dialogo non si implementa, rimangono in piedi solo due ipotesi: quella di pretesa modernità scientifica che supera ogni concetto, o quella di persistenza su valori ancestrali non scientificamente compiuti.

 

Il papa afferma che la crisi ecologica è legata a quella morale. Quali sono i termini di questa crisi?

 

 

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