Cronaca
venerdì 8 gennaio 2010
«Credo che oggi sia la volontà di una prospettiva più sicura per il futuro - ambientale, economica e sociale - a farci leggere in modo diverso e più vero l’economia. E il Papa l’ha fatto. La sfida dell’ambiente è per una vita più degna». Ermete Realacci dialoga con ilsussidiario.net sul discorso di Benedetto XVI del primo gennaio, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Bisogna rinnovare l’alleanza tra essere umano e ambiente, dice Benedetto XVI. In cosa consiste per lei questa alleanza?
Ho sempre pensato che non si difende l’ambiente senza un’idea alta dell’uomo. Nella mia impostazione la difesa dell’ambiente nasce da un’idea di stampo umanistico, in cui è la ricerca delle qualità migliori dell’essere umano a spingere a un rapporto più equilibrato con la natura. Se è vero a livello mondiale, lo è a maggiormente per il nostro Paese.
Cos’ha il nostro Paese di diverso?
Quando pensiamo all’ambiente, noi italiani, pensiamo a un incrocio tra natura, storia e cultura, tenuta delle comunità, coesione sociale e sussidiarietà che, nel corso dei millenni, hanno segnato quello che oggi concepiamo come ambiente. È molto complicato pensare all’ambiente slegato da questa presenza umana che lo caratterizza. Gli stessi parchi nazionali, il contesto più tipico della politica ambientalista, in Italia non possono prescindere da questa presenza, come nel modello anglosassone.
Perché, in cosa consiste il modello anglosassone?
È il modello prevalente nelle altre parti del mondo. Dove il parco è considerato una zona da preservare e sottrarre all’azione dell’uomo. Come Yellowstone. Ma si tratta di 800mila ettari - l’equivalente di tutti i parchi dell’Italia centro-meridionale - di proprietà pubblica. Dentro il quale non c’è una chiesa, una rocca, un eremo, un castello o un comune. In Italia i parchi sono concepiti diversamente. Basti pensare al Parco delle Cinque Terre; dove la fatica e la povertà di quelle comunità hanno strappato alle colline spazi di terra, a volte larghi poco più di un metro, portando pietre dal mare per costruire muri a secco. Per noi il parco ha che fare con la storia, l’evoluzione culturale, il sentimento delle comunità.
Ambiente ed economia, per il Papa, sono estremamente correlati. E l’una ha delle responsabilità sull’altro. Perché?
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Realacci... sorprendentemente "folgorato" sulla via di Damasco! Dopo aver deriso per anni il nostro voler porre l' Uomo al centro del "sistema" ambiente intendendo con questo riconoscere all' Uomo il suo essere fruitore e destinatario del Creato ed esserne nello stesso tempo custode e garante... (S. Bisiani - Ambiente e Vita Onlus - Coordinatore del Comitato Tecnico/Scientifico)
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