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DOWN/ Binetti: quei bambini che l'eugenetica non fa più nascere "per il loro bene"

PAOLA BINETTI, in occasione della Giornata Nazionale Persone Down, analizza il grado di accoglienza della nostra società e le sfide che la attendono. Oltre all'accesso nei parchi giochi, però, il diritto negato è in molti casi addirittura quello alla vita

DownR400.jpg (Foto)

Oggi si celebra la giornata nazionale dei Down, perché non si tratti esclusivamente di un evento-denuncia del ben noto disagio che queste persone sperimentano fin da quando sono piccole, varrebbe la pena provare a riflettere tutti insieme per capire fino a che punto la nostra società sia realmente inclusiva nei loro confronti.

Il punto di osservazione deve andare oltre le buone intenzioni che indubbiamente tutti abbiamo nei loro confronti, per scendere nel dettaglio di iniziative concrete che possono e debbono migliorare la loro qualità di vita. Iniziative che cominciano con ognuno di noi, con il nostro modo di entrare in contatto con loro, di manifestare stima e simpatia, di saperci porre sul piano di una relazione di aiuto discreta ed efficace. Evitando di incorrere in quell’atteggiamento di sciatta indifferenza o di carità pelosa, che sembra rendere ancor più difficile accettare una situazione, che ha indubbiamente le sue difficoltà e rivela limiti superiori a quelli della media.

Il desiderio più volte espresso dai ragazzi Down è quello di essere trattati come gli altri, ben sapendo di essere diversi dagli altri, ma con la speranza che queste differenze vengano ricondotte nel contesto della specificità individuale e non della marginalizzazione categoriale.

Ognuno di noi per sentirsi accettato, apprezzato e amato ha bisogno di essere e di sentirsi incluso in una pluralità di ambienti, che definiscono nel loro complesso la società percepita.
La consapevolezza della propria autostima, la self efficacy di cui Bandura parla come di una delle molle più efficaci per la propria integrazione sociale, ha bisogno di conferme per garantire un giusto livello di stabilità sociale ed emotiva alle persone.

Ognuno di noi desidera avere la possibilità di esprimersi liberamente, senza temere pregiudizi e senza subire condizionamenti, perché solo così potrà rafforzare la propria identità e nello stesso tempo potenziare la propria rete di rapporti umani. Il bisogno di inclusione, necessario per sviluppare serenamente la propria personalità e fare fronte alle inevitabili difficoltà a cui la vita ci sottopone, è quanto di più naturale esista.

Continua


COMMENTI
11/10/2010 - i ragazzi dallo sguardo fanciullo (Nerella Buggio)

Brava Francesca, buon articolo. Questi ragazzi down, che spesso sono dolci, sensibili, ma anche testardi, furbi, sono per chi vive con loro l'occasione per stare sempre "sul pezzo" della vita, non esistono ipocrisie perchè loro le smascherano, invecchiano mantenendo l'animo fanciullo, senza consocere quell'età della vita fatta di compromessi, piccoli o grandi, di consuetudini da osservare, di piccole ipocrisie. Loro sono semplici e veri, stare accanto a loro ci aiuta a guardare alle fatiche del vivere con uno sguardo fanciullo, il loro. Nerella