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DOWN/ Binetti: quei bambini che l'eugenetica non fa più nascere "per il loro bene"

Pubblicazione:domenica 10 ottobre 2010

DownR400.jpg (Foto)



Politica e società civile, associazioni di genitori e mondo scientifico, scuola e politiche per il tempo libero, dovrebbero lavorare a stretto contatto per rafforzare la rete solidale in cui i Down vivono e lavorano. Tutto deve essere o per lo meno deve tendere a diventare pro-Down, anche per il valore simbolico che ciò rappresenta a livello dell’intero Paese. Il loro aspetto fisico non permette sotterfugi, né a loro né a noi.

Loro non possono nascondere la loro condizione di maggiore fragilità e noi non possiamo scusarci dicendo che non ce n’eravamo accorti. Il patto di solidarietà va stretto senza se e senza ma in una società che sente urgentemente il bisogno di riconciliarsi con se stessa, tanto sta crescendo l’escalation di violenza e di litigiosità a tutti i livelli, famiglia inclusa. Nello stesso tempo tutte le Istituzioni ai loro rispettivi livelli e tutta la ricchezza del privato sociale devono interrogarsi, su come creare una strategia, integrata ed efficace, indispensabile per combattere i diversi tipi di discriminazione, piccoli e grandi che siano, che appesantiscono la vita delle persone Down.

Anni fa la battaglia si concentrò sul cambiamento del nome con cui ci si riferiva alle persone con sindrome di Down chiamandole "mongoloidi". Il termine mongoloide faceva riferimento ai tratti somatici che questi bambini presentavano fin dal momento della nascita, ma si era diffuso nell’opinione pubblica come sintomo di persona mentalmente ritardata. Un ritardo misurato alla luce dei nostri personali meccanismi di apprendimento, dei nostri ritmi e dei nostri interessi.

Non a caso si è cercato anche sul piano lessicale di convertire il termine disabile in quello di "diversamente abile". Il cambiamento che si rende necessario diffondere nell’opinione pubblica riguarda proprio questo aspetto, per aiutare tutti a comprendere se ci sia e in che cosa consista la specificità del cosiddetto ritardo di questi bambini. Più che un vero e proprio ritardo nello sviluppo delle loro capacità intellettuali questa sindrome infatti comporta un diverso modo di apprendere che privilegia la concretezza dell’esperienza rispetto all’astrazione speculativa.

Questi bambini hanno bisogno di “vedere” e di “toccare” con mano la possibile soluzione dei problemi, ripetendo molte volte gli stessi esperimenti per raggiungere la necessaria sicurezza e per memorizzare correttamente le relative procedure, attingendo all’esperienza altrui, come se si trovassero davanti ad uno specchio.

 

 

Continua

 


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COMMENTI
11/10/2010 - i ragazzi dallo sguardo fanciullo (Nerella Buggio)

Brava Francesca, buon articolo. Questi ragazzi down, che spesso sono dolci, sensibili, ma anche testardi, furbi, sono per chi vive con loro l'occasione per stare sempre "sul pezzo" della vita, non esistono ipocrisie perchè loro le smascherano, invecchiano mantenendo l'animo fanciullo, senza consocere quell'età della vita fatta di compromessi, piccoli o grandi, di consuetudini da osservare, di piccole ipocrisie. Loro sono semplici e veri, stare accanto a loro ci aiuta a guardare alle fatiche del vivere con uno sguardo fanciullo, il loro. Nerella