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DOWN/ Binetti: quei bambini che l'eugenetica non fa più nascere "per il loro bene"

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Studi recenti hanno ipotizzato in questi bambini uno sviluppo particolare dei neuroni a specchio, che faciliterebbero in loro l’acquisizione di nuove conoscenze attraverso l’imitazione. Il riferimento ai neuroni a specchio darebbe ragione dell’assoluta necessità che hanno questi bambini di essere inseriti in un contesto “normale”.

La loro necessità principale è quella di vivere in un universo orientato, in cui le coordinate - una volta tracciate e riconosciute - siano sempre riconoscibili per la sistematicità con cui si presentano. Un contesto in cui il caos potenziale è sempre sotto controllo, e viene escluso proprio dalla presenza facilitatrice dell’adulto, che esplicita le procedure necessarie per la soluzione dei problemi con chiarezza e semplicità e permette che vengano ritualizzate e ripetute in modo ordinato e sistematico, fino ad assicurare un pieno e compiuto apprendimento.

La relazione con coetanei che apprendono con facilità le cose essenziali, che condividono il piacere della scoperta e la trasmettono con la freschezza e l’immediatezza del loro comportamento, si converte facilmente per questi bambini in un moltiplicatore di efficacia. Per questo è necessario che nella classe si crei un clima umano sereno ed affettuoso, inclusivo nella condivisione dell’esperienza e nella collaborazione con cui si affrontano i problemi. Un clima in cui il lavoro in piccoli gruppi, la collaborazione con il compagno di banco, l’esperienza del gioco in squadre, elimini il rischio di quell’anonimato di gruppo che fa sentire smarriti e disadattati i ragazzi più timidi, più sensibili, più fragili.

I bambini down, accanto alla concretezza dell’esperienza e alla sua ripetitività, hanno bisogno di limitare al massimo le variabili, che fungono per loro da distrattori che non consentono di concentrarsi su ciò che è essenziale. Hanno bisogno di mantenere una traiettoria di apprendimento concentrata su ciò che è fondamentale per la loro autonomia. Il ruolo dell’adulto capace di interagire positivamente con loro infatti si concentra prevalentemente sulla selezione delle best practices, quelle che nella loro semplicità e nel loro rigore possono attivare i migliori meccanismi di apprendimento, a scuola, dalla materna alle scuole professionali e se possibile anche nelle scuole medie superiori.

Ma se la scuola ha saputo essere in molti casi pienamente all’altezza della situazione, questo non è ancora avvenuto nei luoghi di lavoro in cui questi ragazzi svolgono i loro primi stages professionali. Si tratta di una lacuna vistosa in cui il mondo del lavoro sembra concentrarsi esclusivamente sui criteri della produttività e del profitto, come se il lavoro non rientrasse nei diritti dell’uomo, di ogni uomo.

 

 

Continua

 


COMMENTI
11/10/2010 - i ragazzi dallo sguardo fanciullo (Nerella Buggio)

Brava Francesca, buon articolo. Questi ragazzi down, che spesso sono dolci, sensibili, ma anche testardi, furbi, sono per chi vive con loro l'occasione per stare sempre "sul pezzo" della vita, non esistono ipocrisie perchè loro le smascherano, invecchiano mantenendo l'animo fanciullo, senza consocere quell'età della vita fatta di compromessi, piccoli o grandi, di consuetudini da osservare, di piccole ipocrisie. Loro sono semplici e veri, stare accanto a loro ci aiuta a guardare alle fatiche del vivere con uno sguardo fanciullo, il loro. Nerella