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DOWN/ Binetti: quei bambini che l'eugenetica non fa più nascere "per il loro bene"

Pubblicazione:domenica 10 ottobre 2010

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Se la diagnosi di questa sindrome è fatta durante la gravidanza senza un adeguato counseling che porti a conoscenza dei genitori non solo i problemi con cui il bambino potrebbe trovarsi a fare i conti, ma anche i progressi fatti per stimolare questi stessi bambini sul piano dell’apprendimento e dell’inserimento sociale e professionale, può facilmente trasformarsi in una richiesta di aborto.

A volte è lo stesso atteggiamento del genetista medico, se pone l’accento solo sulle difficoltà potenziali del bambino, che induce nei genitori un livello di ansia ulteriore. Di fatto ci sono zone in cui da tempo non nascono più bambini down proprio perché prevale una cultura di tipo eugenetico, che come sempre tende ad autogiustificarsi mettendo in primo piano l’amore presunto per un bambino, che non nascerà più, invece del pesante rifiuto che in questo modo si esprime nei suoi confronti.

La presenza della sindrome di down, diagnosticabile durante la gravidanza con i test specifici disponibili, è comunque visibile al momento della nascita del bambino, attraverso una serie di caratteristiche facilmente riscontrabili dal pediatra, di cui la più nota è il taglio a mandorla degli occhi (che ha dato origine al termine mongolismo. Anche in questo caso diventa essenziali accompagnare la nascita del bambino con un adeguato lavoro di counseling, per rassicurare i genitori e fornire loro tutte le informazioni necessarie su chi potrà aiutarli fin dal primo momento nel processo di crescita e di sviluppo del bambino).

Diventa quindi necessario valutare che nei consultori, nei laboratori dove si effettuano test cromosomici venga data alle madri una adeguata informazione su tutte le misure di sostegno e su tutte le condizioni di inclusione scolastica, sociale, professionale, attualmente disponibili per le persone con sindrome di down.

Oggi le loro condizioni di vita e di salute sono decisamente migliorate e questo permette loro di raggiungere l’età adulta senza particolari problemi di natura clinica, ma invece con specifiche esigenze sul piano psico-pedagogico, proprio nella prospettiva di una più precoce ed efficace inclusione sociale. Infatti, nonostante la maggiore autonomia raggiunta, non sempre si riesce a coprire la totalità dei loro bisogni, per cui per i loro genitori si creano nuove e finora inedite aree di ansia e di preoccupazione.

 

 

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COMMENTI
11/10/2010 - i ragazzi dallo sguardo fanciullo (Nerella Buggio)

Brava Francesca, buon articolo. Questi ragazzi down, che spesso sono dolci, sensibili, ma anche testardi, furbi, sono per chi vive con loro l'occasione per stare sempre "sul pezzo" della vita, non esistono ipocrisie perchè loro le smascherano, invecchiano mantenendo l'animo fanciullo, senza consocere quell'età della vita fatta di compromessi, piccoli o grandi, di consuetudini da osservare, di piccole ipocrisie. Loro sono semplici e veri, stare accanto a loro ci aiuta a guardare alle fatiche del vivere con uno sguardo fanciullo, il loro. Nerella