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Cronaca

DOWN/ Binetti: quei bambini che l'eugenetica non fa più nascere "per il loro bene"

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La domanda che si pongono con più frequenza suona in questi termini: cosa accadrà ai nostri figli quando noi non ci saremo più. L’associazione “Dopodinoi” ha come obiettivo specifico proprio il capire come affrontare quest’insieme di questioni per non lasciare mai sole né la famiglie, né soprattutto le persone down. Certamente molti passi avanti si sono fatti, ma nonostante le migliorate condizioni di inclusione sociale legate, vale la pena ripeterlo, anche alla naturale affettuosità di questi ragazzi e alla loro disponibilità all’apprendimento che li rende capaci di trarre profitto da un ambiente sereno e stimolante, restano ancora molte battaglie da fare soprattutto nell’ambito lavorativo.

Oggi abbiamo una buona occasione per portare a conoscenza della pubblica opinione, come accanto ai classici atelier e ai laboratori protetti, si stiano creando nuove e interessanti iniziative tra cui per esempio alcuni restaurant cogestiti dai ragazzi down insieme ad alcune cooperative sociali. Ma molto resta ancora da fare per permettere loro di nascere, di vivere e di lavorare per essere felici. E per capire meglio quanto sia concreta questa battaglia quotidiana può servire anche una riflessione sul loro tempo libero, quel tempo in cui tutti, liberati dall’angoscia di prestazioni per cui siamo più o meno adeguati, ci dovremmo sentire uguali.

Anche Gardaland rientra nella storia delle piccole discriminazioni a cui questi ragazzi sono sottoposti, discriminazioni che in molti casi assumono il carattere simbolico di un universo ostile da cui sono separati, ancora una volta per proteggerli! Da una sorta di ostruzionismo burocratico.

Il regolamento del parco divertimenti di Gardaland impedisce l’accesso a numerose attrazioni ai disabili intellettivi e mentali, a differenza di quanto avviene a livello internazionale nei parchi di grosse dimensioni, ove i disabili hanno un accesso prioritario e non sono presenti divieti per le disabilità intellettive. Per di più non potendosi in linea generale accertare la disabilità intellettiva degli ospiti, le uniche persone a cui è fisicamente impedito l’accesso alle attrazioni dagli addetti alla sicurezza del parco sono quelle con sindrome di down, che vengono quindi discriminate unicamente sulla base dei tratti somatici.

Numerose testate giornalistiche a fine agosto 2010 raccontarono la storia di una bambina di otto anni, con sindrome di down, a cui era stato fisicamente impedito l’accesso all’attrazione “Monorotaia”. Suo padre decise di citare in giudizio il parco. Da allora sono state raccolte da parte dell’Associazione Pianeta Down decine di testimonianze di persone con sindrome di down fermate al momento di accedere alle giostre.

 

 

Continua

 


COMMENTI
11/10/2010 - i ragazzi dallo sguardo fanciullo (Nerella Buggio)

Brava Francesca, buon articolo. Questi ragazzi down, che spesso sono dolci, sensibili, ma anche testardi, furbi, sono per chi vive con loro l'occasione per stare sempre "sul pezzo" della vita, non esistono ipocrisie perchè loro le smascherano, invecchiano mantenendo l'animo fanciullo, senza consocere quell'età della vita fatta di compromessi, piccoli o grandi, di consuetudini da osservare, di piccole ipocrisie. Loro sono semplici e veri, stare accanto a loro ci aiuta a guardare alle fatiche del vivere con uno sguardo fanciullo, il loro. Nerella