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Cronaca

L’INTERVISTA/ Scola: perché la politica non sa più che cos’è la libertà?

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«Le cause sono in parte lontane e risalgono alla modernità; allo stesso tempo stanno assumendo aspetti qualitativamente molto diversi in quest’epoca postmoderna. L’epoca moderna ha stipulato un rapporto immediato e diretto tra l’individuo e lo stato, senza far leva sulla società e sui corpi intermedi che la animano e la costituiscono. Ma in Italia le espressioni sociali hanno mantenuto la loro vitalità e in questo la società civile italiana è certamente la più ricca d’Europa, senza perciò essere meno moderna. Non dovremmo mai dimenticare questa ricchezza, nella quale l’io è continuamente accompagnato, provocato, stimolato, e dove la sua inclinazione al bene viene fatta emergere».

 

A chi pensa?

 

«Al mondo del non profit, dell’impresa nei suoi vari campi, a tutti coloro che sono impegnati in una trama di relazioni e iniziative con le quali condividono i problemi della povertà e dell’ingiustizia sociale. Occorre che chi ha responsabilità non solo politiche ma anche istituzionali ed ecclesiali si faccia carico di questo. Come uomo di chiesa, ogni volta che vado a visitare le comunità cristiane ho modo di costatare che là dove la persona, seguendo le indicazioni di Gesù, sta dentro una compagnia guidata, fiorisce come persona».

 

David Cameron ha rilanciato nel dibattito pubblico il tema della Big society. Ma questa pluralità di forme e iniziative sociali, che in Italia operano da tempo e hanno segnato la nostra storia, possono esistere a prescindere dal fattore religioso?

 

«Storicamente in Italia non hanno potuto esistere senza. Il problema dell’edificazione di una società giusta lo ha individuato molto bene De Lubac: non è vero che non si può costruire una società senza Dio; ma si corre il rischio che sia contro l’uomo. È questo il punto della questione. L’uomo per sua natura è inevitabilmente religioso, che lo ammetta o no, e perciò la dimensione anche pubblica della religione, se è ben capita e se vive del rispetto della natura plurale delle nostre società, dà di fatto un contributo assolutamente determinante perché è un fattore genetico di relazioni buone e di pratiche virtuose».

 

Cosa deve fare la politica?