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SUICIDIO IN DIRETTA/ Un ragazzo svedese annuncia il suo suicidio e poi si impicca in diretta webcam

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Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook  Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook



La polizia dirà di aver ricevuto una chiamata al proposito alle ore 1 e 44. La webcam ancora aperta mostra, alle 2 e 6 minuti, due poliziotti che entrano nell’appartamento e tolgono la corda dal collo di Marcus. Si vedono dei medici entrare nella stanza, cercare di rianimarlo, inutilmente. Finalmente qualcuno si accorge della webcam e la spegne. Lo strazio non è più a disposizione pubblica.

LE ULTIME PAROLE DI MARCUS – Ecco l’ultimo messaggio del ragazzo suicida: “Sono qua seduto e sto per uccidermi. Dove andrò a finire? La vita è forse un test per capire quanto una persona può resistere? Se devo rinascere, spero di non rinasce in questa epoca o in epoche precedenti. Amo la mia famiglia più di ogni altra cosa ma per essere onesti, non si può vivere per gli altri.. Non penso che la mia sia una brutta vita, anzi è molto bella. Ma a volte è troppo dura. Non ho più la forza di scrivere adesso. Arrivederci”.

IL SITO FLASHBACK – Sul sito di Fkashback i commenti sul suicidio continuano a essere postati fino alle ore 5 e 27 del pomeriggio. Un totale di 630 post. Alle 5 e 27 un moderatore del sito finalmente chiude il thread. Un portavoce della polizia svedese si rammarica per l’accaduto, ma dice che la polizia non può controllare come le persone usino i forum sulla Rete.



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COMMENTI
18/09/2011 - Mi dispiace per quel ragazzo (Donald Morton)

Più leggo questa notizia, più mi convinco che il suicidio sia da stupidi, e non mi importa se questa mia opinione verrà considerata come troppo moralista. Ho una mentalità abbastanza aperta, anche se non sempre lo dimostro. Cerco di ascoltare e comprendere il più possibile i problemi degli altri, perché so cosa significa sentirsi soli. Ormai non mi stupisce più nulla, la mia indignazione non è tanto dovuta alla notizia in sé; si tratta comunque di una tragedia che come tale farei meglio a non giudicare, anche per rispetto ai familiari di quel ragazzo che avranno fatto di tutto per aiutarlo. Ma tutto questo mi sconvolge, i suoi problemi mi sconvolgono, perché sono anche i miei. So benissimo quanto sia difficile convivere con la Sindrome di Asperger, e quanto io abbia dovuto lavorarci su per imparare ad accettarmi così come sono. Che lo voglia o no, tutto questo fa parte di me. E rileggendo quella notizia mi torna in mente quella strana sensazione simile alla rabbia, come se tutto questo si poteva evitare. Sensazione dietro la quale si cela la paura di perdere la capacità di amare la cosa più preziosa che ho: la vita. Forse divago un po’ troppo, forse dimentico che ognuno di noi ha una concezione diversa delle emozioni, ma questo è ciò che provo quando un mio “simile” decide di darsi per vinto, come se fosse una mia sconfitta personale, anche se non lo è. Tuttavia spero che queste notizie possano aiutare genitori e psicologi a capire i molti disagi che fatichiamo a tirar fuori.