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SUICIDIO IN DIRETTA/ Un ragazzo svedese annuncia il suo suicidio e poi si impicca in diretta webcam

Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook



“Alla polizia manca la giusta immedesimazione con queste realtà”, aggiunge. Il sito in questione, Flashback, è al centro di diverse polemiche in Svezia. Il sito garantisce la più ampia libertà di postare ciò che si ritiene opportuno senza che i moderatori intervengano quasi mai. Al suo interno, si discute di argomenti scabrosi come la droga, la pedofilia, sesso estremo e altri argomenti controversi.

Per questi motivi la polizia svedese ha posto il sito sotto controllo in diverse occasioni ed è monitorizzato costantemente dal servizio di sicurezza svedese. In altre occasioni su Flashback si è discusso apertamente di nazismo, di approcci sessuali tra politici, di sostegno al razzismo.

CASI ANALOGHI - Ma un caso come quello di Marcus in Svezia non era mai accaduto, sebbene nel 2008 un certo Oscar Ores Balingen avesse annunciato di fare altrettanto, uccidersi in diretta online. La polizia però riuscì a raggiungerlo e a salvargli la vita. Nel novembre dello stesso anno, il 2008, un ragazzo di 19 anni di Pembroke Pines, in Florida, riuscì a suicidarsi in diretta sulla Rete. Per farlo, ingerì una grande quantità di medicinali prescritti per i suoi disordini bipolari. Il sito usato per mostrare la sua morte in diretta fu quello di Justin.tv.

In 1500 avevano seguito lo streaming in diretta del suo suicidio. Nel 2007, in Inghilterra, un uomo di 42 anni, Kevin Neil Whitrick, si suicidò in diretta webcam in una chatroom davanti a decine di persone che assistevano impotenti. La polizia fu avvertita ma arrivò troppo tardi. Dopo questo caso, ci sono stati ben 13 altri episodi di “cyber suicidi”, anche se nessuno di essi è stato reso visibile online, ma solo annunciato sulla Rete.



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COMMENTI
18/09/2011 - Mi dispiace per quel ragazzo (Donald Morton)

Più leggo questa notizia, più mi convinco che il suicidio sia da stupidi, e non mi importa se questa mia opinione verrà considerata come troppo moralista. Ho una mentalità abbastanza aperta, anche se non sempre lo dimostro. Cerco di ascoltare e comprendere il più possibile i problemi degli altri, perché so cosa significa sentirsi soli. Ormai non mi stupisce più nulla, la mia indignazione non è tanto dovuta alla notizia in sé; si tratta comunque di una tragedia che come tale farei meglio a non giudicare, anche per rispetto ai familiari di quel ragazzo che avranno fatto di tutto per aiutarlo. Ma tutto questo mi sconvolge, i suoi problemi mi sconvolgono, perché sono anche i miei. So benissimo quanto sia difficile convivere con la Sindrome di Asperger, e quanto io abbia dovuto lavorarci su per imparare ad accettarmi così come sono. Che lo voglia o no, tutto questo fa parte di me. E rileggendo quella notizia mi torna in mente quella strana sensazione simile alla rabbia, come se tutto questo si poteva evitare. Sensazione dietro la quale si cela la paura di perdere la capacità di amare la cosa più preziosa che ho: la vita. Forse divago un po’ troppo, forse dimentico che ognuno di noi ha una concezione diversa delle emozioni, ma questo è ciò che provo quando un mio “simile” decide di darsi per vinto, come se fosse una mia sconfitta personale, anche se non lo è. Tuttavia spero che queste notizie possano aiutare genitori e psicologi a capire i molti disagi che fatichiamo a tirar fuori.