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SUICIDIO IN DIRETTA/ Un ragazzo svedese annuncia il suo suicidio e poi si impicca in diretta webcam

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Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook  Marcus Jannes, la foto che appare sul suo profilo Facebook



In Italia, un certo Ciro Milani di Lodi raccontò sul suo blog ogni particolare del suicidio che avrebbe messo in atto poco dopo. Il caso più eclatante è però quello accaduto in Giappone. Anche se non si tratta di suicidi in diretta visibile su Internet, alcuni anni fa diversi suicidi furono organizzati in contemporanea proprio attraverso un sito Internet. Tre giovani, uno studente di 21 anni, un semidisoccupato di 25 e una ragazza impiegata part time di 20, furono trovati morti in un'auto a Fukuoka, nell'isola meridionale di Kyishu.

Provenivano ciascuno da parti diverse del Giappone e avevano lasciato una lettera che ne preannunciava la morte. A Sasayama, prefettura di Hyogo, Giappone centrale in un’automobile furono trovati tre uomini, uno studente di 21 anni e due disoccupati di 23 e 41 anni, con accanto una stufetta per barbecue e resti di carbonella bruciata.

Per la polizia, si trattò di un suicidio collettivo organizzato via Internet. Ma era solo il seguito di un altro suicidio collettivo organizzato sulla Rete: sei persone in un minivan si tolsero la vita tutte assieme. Diversi in Giappone sono i siti per aspiranti suicidi dove ci si aiuta a fare il tragico gesto, meglio se insieme: «Cerco ragazzi che vogliono morire con me nel tal giorno, nel tal posto e a questo modo» è il tema ricorrente delle decine di avvisi che compaiono giornalmente su questi siti. Uno di questi siti aveva 8.500 iscritti.



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COMMENTI
18/09/2011 - Mi dispiace per quel ragazzo (Donald Morton)

Più leggo questa notizia, più mi convinco che il suicidio sia da stupidi, e non mi importa se questa mia opinione verrà considerata come troppo moralista. Ho una mentalità abbastanza aperta, anche se non sempre lo dimostro. Cerco di ascoltare e comprendere il più possibile i problemi degli altri, perché so cosa significa sentirsi soli. Ormai non mi stupisce più nulla, la mia indignazione non è tanto dovuta alla notizia in sé; si tratta comunque di una tragedia che come tale farei meglio a non giudicare, anche per rispetto ai familiari di quel ragazzo che avranno fatto di tutto per aiutarlo. Ma tutto questo mi sconvolge, i suoi problemi mi sconvolgono, perché sono anche i miei. So benissimo quanto sia difficile convivere con la Sindrome di Asperger, e quanto io abbia dovuto lavorarci su per imparare ad accettarmi così come sono. Che lo voglia o no, tutto questo fa parte di me. E rileggendo quella notizia mi torna in mente quella strana sensazione simile alla rabbia, come se tutto questo si poteva evitare. Sensazione dietro la quale si cela la paura di perdere la capacità di amare la cosa più preziosa che ho: la vita. Forse divago un po’ troppo, forse dimentico che ognuno di noi ha una concezione diversa delle emozioni, ma questo è ciò che provo quando un mio “simile” decide di darsi per vinto, come se fosse una mia sconfitta personale, anche se non lo è. Tuttavia spero che queste notizie possano aiutare genitori e psicologi a capire i molti disagi che fatichiamo a tirar fuori.