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Cronaca

L’INDAGINE/ C’è una povertà che i numeri non dicono: chiedete a chi sta al nord

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Il dialogo a distanza tra Caritas italiana e ISTAT conferma ciò che che negli ambienti scientifici da più parti si va sostenendo da qualche tempo: e cioè che il concetto stesso di povertà relativa non aiuta a comprendere quali siano le reali dimensioni del problema povertà. Si tratta infatti di un indicatore capace di cogliere elementi di diseguaglianza (quante sono le famiglie che si discostano da un certo livello di spesa mensile), ma che fa fatica a spiegare quante siano le famiglie davvero povere, ovvero quelle famiglie che non hanno a sufficienza per soddisfare le proprie esigenze primarie. Proprio per questo negli ultimi anni si è tornati a ragionare nei termini della povertà assoluta, le cui modalità di calcolo conteggiano solo i consumi essenziali (alimentari, vestiario, salute, igiene, casa, educazione) tenendo in debito conto dei profondi differenziali di costo della vita presenti nel Paese (cosa che la povertà relativa non fa). Lo stesso livello di consumi essenziali permette livelli di esistenza molto diversi non solo tra Nord e Sud, ma anche solo tra Milano e un qualunque comune di piccole dimensioni della Lombardia.

 

Non è forse un caso che mentre la povertà relativa negli ultimi anni appare stabile attorno all’11% (e addirittura in lieve diminuzione rispetto al 2006), la povertà assoluta è in crescita, essendo passata dal 4,1% del 2006 al 4,7% del 2009. Un andamento crescente in particolare nelle regioni del Nord, che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi economica internazionale.

Insomma, è bene maneggiare con grande prudenza queste informazioni. Perché il dato nudo e crudo non sempre è capace di spiegare le realtà.

 

 

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COMMENTI
15/10/2010 - 15/10/2010-Errore di prospettiva? (corrado brizio) (Corrado Brizio)

Trovo il commento del signor Bassignana assolutamente centrato. Si sentono pochissimi commenti di questo genere. C'è come una specie di omertà. Almeno per quanto riguarda il nostro Paese. La verità è che qualcuno, dall'introduzione dell'euro, ha tratto grande beneficio, molti altri danno. L'equiparazione 1000 lire=1 euro (che sono in realtà 2000 lire e il danno è a partire da questa unità più piccola) ha ingolosito chi vende e non ha messo sufficientemente in allarme chi compra. Si è continuato a spendere come prima, mentre gli stipendi rimanevano uguali e i prezzi raddoppiavano. Una utilitaria la pagavi 9 milioni, oggi hai bisogno di 9000 euro (sembrano pochi, ma sono 18 milioni e lo stipendio è quello di prima). Una bella giacca la pagavi 300 mila lire, oggi 300 euro (e sono 600 mila lire). Tutto è stato così, a partire dal pane e dal latte, sino a questo momento. Chi vende ci ha guadagnato molto e chi compra ha dato fondo alle proprie risorse e troppo tardi si è accorto di non averne più accantonate. Chi vende si è fatto ingolosire da maggiori guadagni subito e non si è accorto, in questo modo, di condizionare pesantemente la possibilità di vendita e di acquisto per il futuro, che è questo presente. Oggi si lamenta. Sicuramente il discorso sulla crisi è più ampio, ma quello che l'esperienza quotidiana insegna ad uno che fa parte come il signor Bassignana della nuova "povertà agiata" è anche, e non marginalmente, quello che mi sono permesso di esporre più sopra.

 
14/10/2010 - Classe media vero termometro socio-economico (Antonio Servadio)

Concordo con tutto quanto ben scritto dal predecessore Sig. Stefano Bassignana. Detto a modo mio, misurare la povertà vera e propria è imprescindibile, ma non è l'operazione più lungimirante che si possa intraprendere per comprendere a fondo la situazione di un paese come questo, che viene da una storia recente di benessere veramente diffuso. Limitarsi alla povertà equivale a verificare lo stato di salute di una persona di mezza età limitandosi alle più consuete analisi ematochimiche di routine: possiamo trovare conferme o formulare smentite per disfunzioni o patologie già palesi sul piano della sintomatologia. Per fare buona prevenzione serve indagare anche alcuni parametri meno ovvi e -soprattutto- leggere con cura anche i piccoli scostamenti dalla media, i valori border-line, tracciandone l'andamento nel tempo, un'operazione che richiede più attenzione, e più sensibilità. Tornando all'economia, per comprendere la portata della crisi di questi anni e prefigurare gli scenari che ci attendono, la misura della povertà non serve a molto: è misura della fase acuta del malanno.Serve guardare ai fenomeni più sottili, la cui portata si apprezzerà appieno fra alcuni anni. Riassumendo: ci attende la scomparsa della classe media, quella che ieri viveva senza lussi ma nell'agio (benessere, cultura), quella che oggi stenta a tenere il ritmo o cede ormai il passo, quella da cui uscirà una generazione con pochi mezzi e scarsi orizzonti.

 
14/10/2010 - Povertà relativa e assoluta (stefano bassignana)

E' vero, le nude cifre dicono tutto e niente, dipende l'interpretazione che se ne vuole dare e soprattutto i criteri di determinazione delle medesime. Se guardo la mia situazione, si direbbe che non abbia titoli per rientrare in nessuna di quelle categorie: 1 livello, stipendio ai massimi di categoria (Analista Funzionale IT e Project Manager), casa di proprietà, moglie e tre figli a carico... Ma allora qualcuno mi deve spiegare perchè i soldi non bastano mai fino a fine mese, le spese sono sistematicamente superiori alle entrate, e non parlo di lussi: parlo di spese primarie (il mangiare per vivere, il vestiario essenziale) e le spese del comune vivere (condominiali, bollette luce, gas, etc.). Guarda caso tutto è drammaticamente peggiorato con l'introduzione dell'euro (è inutile negarlo: l'equazione 10.000 lire = 10 euro è stata applicata quasi su tutto, tranne che agli stipendi). In questi anni tutte le scorte accantonate sono esaurite, sono un dipendente e la tasse le pago tutte (ma per lo stato sono un 'ricco' perchè ho tre figli, e il 'quoziente famigliare' è ancora un sogno). Abito a Milano (periferia Sud), dove sono nato, città di per sè carissima. Ho il massimo rispetto per chi sta peggio di me, e sono tanti, troppi purtroppo, ma vi assicuro che dormire la sera non è facile. Da ultimo permettetemi una domanda: se siamo tanto avanzati nel progresso, com'è che quella che una volta sarebbe stata 'borghesia agiata' è diventata, di fatto, 'povertà agiata'?