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Cronaca

SARAH SCAZZI/ I buchi neri dell’omicidio di Avetrana e la svolta delle impronte sul cellulare

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Anzi: “La contraddizione della testimonianza del mio assistito a proposito dell’uso del verbo al plurale, subito corretto, che farebbe pensare ad un eventuale complice nell’omicidio di Sarah, è una goccia nell’oceano delle contraddizioni, e tra le molte contraddizioni questa mi sembra marginale”. Ha infine aggiunto: “I miei dubbi mi hanno portato a ritenere che ci fossero grosse incongruenze nella testimonianza rilasciata dal Misseri, ed è anche per questo che ho chiesto l’istanza al GIP per la perizia psichiatrica, per capire se il mio assistito era o no capace di intendere e di volere al momento fatto, ma chiedo anche se il mio assistito abbia o meno la capacità di partecipare alle vari fasi del processo. Ho molti dubbi. Ieri per la prima volta gli ho chiesto se si fosse pentito del suo gesto e lui mi ha detto di essersi pentito da quanto ho bruciato gli abiti della ragazza, ma a me non ha mai espresso il desiderio di volersi suicidare”.

Si è parlato del ruolo delle figlie nella morte di Sarah. Valentina quel giorno, il 26 agosto, si trovava a Roma dove vive. Sabrina era invece lì, in casa, che aspettava Sarah per andare al mare. Possibile non abbia sentito nulla? E’ vero che Sarah le avrebbe confidato qualche giorno prima dell’omicidio di aver subito molestie da parte dello zio e lei avrebbe negato che suo padre potesse fare una cosa simile, sino al litigio fra le due cugine? Sono dubbi questi che ha insinuato Claudio, il fratello di Sarah. Che Sabrina abbia partecipato all’omicidio per impedire che Sarah rivelasse la vera natura del padre? O che abbia semplicemente protetto il padre, una volta scoperto quanto aveva fatto, aiutandolo a nascondere il cadavere? Sono tutte domande che devono trovare una risposta.