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SARAH SCAZZI/ I buchi neri dell’omicidio di Avetrana e la svolta delle impronte sul cellulare

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A partire da quella intercettazione telefonica in cui si sente Valentina dire «Non è che c’ha preso Sabrina e che il film che si è fatta che è stato papà è vero?». Film di Sabrina sul padre? Dunque Sabrina sospettava da sempre che il colpevole fosse il padre. Sospettava o sapeva?

Sono diverse le critiche rivolte alle autorità che hanno indagato sulla sparizione di Sarah Scazzi. L'episodio più clamoroso riguarda il fatto che la scena del delitto, il garage di Michele Misseri, non sia ancora stato posto sotto sequestro. Se qualcuno voleva nascondere delle prove, ne ha avuto tutto il tempo. Come mai la polizia nonostante Misseri si fosse offerto di accompagnarli, non si è ancora recata sul luogo dove sarebbero stati bruciati i vestiti di Sarah?

Qualche traccia, come le fibbie di metallo dello zainetto, deve per forza di cose essere rimasta del’incendio. Dove è finita la collanina che la ragazzina portava al collo? E le cuffiette con cui Sarah quel 26 agosto ascoltava musica dal cellulare? E la corda usata per strangolarla: nessuno l’ha mai vista. Si dice che nel portabagagli della Seat Marbella di Misseri, usata per trasportare il corpo di Sarah, non sia stata fatto alcun rilevamento tecnico di sostanza organica del cadavere che vi è stato trasportato. Così come non si è fatto alcun esame sul luogo del presunto atto sessuale necrofilo.

Sembra che dopo la confessione di Michele Misseri le autorità abbiano deciso di sospendere ogni indagine, appagati di quanto hanno ottenuto. Ma è davvero abbastanza? Sembra proprio di no. Ci sono infatti troppi misteri ancora aperti. Il primo dei quali la misteriosa telefonata di Sabrina alla cugina avvenuta quando il padre era fuori del garage ad aspettare che la figlia e l’amica Mariangela si allontanassero e il cadavere di Sarah giaceva là sotto.