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Cronaca

IL CASO/ In Europa il "partito" degli abortisti nega i diritti che non fanno al caso suo

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Una spiegazione mi è parsa evidente leggendo Elogio della coscienza, dell’allora cardinal Ratzinger (apparso sul Il Sabato del 16 marzo 1991). Spesso - vi si dice - “la coscienza non si presenta come la finestra che spalanca all’uomo la vista su quella verità universale, che fonda e sostiene tutti noi e che in tal modo rende possibile, a partire dal suo comune riconoscimento, la solidarietà del volere e della responsabilità”.

Spesso essa “sembra essere piuttosto il guscio della soggettività, in cui l’uomo può sfuggire alla realtà e nasconderlesi… L’essere convinto delle proprie opinioni, così come l’adattarsi a quelle degli altri sono sufficienti. L’uomo è ridotto alle sue convinzioni superficiali e, quanto meno sono profonde, tanto meglio è per lui”.

Se si riduce la coscienza dell’uomo a “l’autocoscienza dell’io, con la certezza soggettiva su di sé e sul proprio comportamento morale” (che, peraltro, “può essere un mero riflesso dell’ambiente sociale e delle opinioni ivi diffuse”), allora si capisce come l’autorità possa, da una parte, dare rilievo a quelle opzioni di scelta più intime e personali dell’uomo, corrispondenti alla coscienza individuale, e rientranti in una sfera talmente privata da non consentire intromissioni altrui, neppure dell’autorità; dall’altra parte, impedire qualunque forma di ribellione della coscienza soggettiva alle decisioni dell’autorità, derivandone altrimenti una spinta eversiva moltiplicata per le singole coscienze, ognuna potenzialmente ribelle.

Se coscienza significa piuttosto presenza percepibile ed imperiosa della voce della verità all’interno del soggetto stesso (per dirla con il beato Newman, la cui figura è stata ricordata pochi giorni fa dal Papa in terra inglese), allora ne risulta che anche nelle scelte più intime del singolo è presente l’elemento della relazionalità che lo costituisce come persona; e l’obiezione di coscienza, lungi dal rappresentare un momento eversivo, costituisce invece il più alto e vero concetto del diritto come giustizia.

Nell’obiezione di coscienza è dunque presente un anelito di giustizia del caso singolo, per l’obiettore che si contrappone ad una singola norma avvertita come ingiusta; e, nello stesso tempo, è presente una giustizia pensata e postulata come universale, valida per tutti perché riferibile a quel nucleo di valori che sono iscritti ab origine nel cuore-coscienza di ogni singolo uomo.

 

Continua

 


COMMENTI
15/10/2010 - E noi stiamo con la vita! (claudia mazzola)

Un partito di diritto con S.Teresa d'Avila contro l'aborto, parteciparvi è una garanzia, ecco cosa è la santa: "Teresa senza la grazia di Dio è una povera donna; con la grazia di Dio, una forza; con la grazia di Dio e molti denari, una potenza".