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IL CASO/ In Europa il "partito" degli abortisti nega i diritti che non fanno al caso suo

Pubblicazione:venerdì 15 ottobre 2010

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Da questo punto di vista vanno salutati positivamente gli esiti delle due vicende sopra indicate: il TAR della Puglia ha annullato il provvedimento della giunta Vendola, ed ha precisato che impedire la presenza di medici obiettori nei consultori “viola il principio costituzionale di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost., oltre che i principi posti a fondamento della obiezione di coscienza (libertà religiosa e di coscienza ex art. 19 Cost. e libertà di manifestazione dei pensiero di cui all’art. 21 Cost.).

Contrasta altresì con l’art. 4 Cost. relativo al diritto al lavoro realizzando una inammissibile discriminazione stigmatizzata peraltro dall’art. 3, comma 1, lett. A, d.lgs. 216/2003 (‘Il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale secondo le forme previste dall’articolo 4, con specifico riferimento alle seguenti aree: a) accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione’)”.

Anche l’assemblea parlamentare del Consiglio di Europa, nella seduta dell’8 ottobre, ha capovolto la risoluzione della parlamentare inglese Christine McCafferty, che, in casi di aborto, voleva limitare il ricorso all’obiezione di coscienza, accusata - dalla presentatrice - “di mettere in pericolo la vita delle donne”. Così il parlamento ha completamente cancellato il paragrafo uno della risoluzione in cui si esprimeva “profonda preoccupazione per il ricorso crescente non sufficientemente regolamentato alla obiezione di coscienza in molti stati membri, in particolare nel campo della salute riproduttiva” (ancora stravolgimenti edulcoranti).

L’assemblea ha così ribadito (per la verità, ha dovuto ribadire ciò che sinora figurava nei diritti umani affermati internazionalmente) che “il diritto all’obiezione di coscienza è una componente fondamentale del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione riconosciuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In materia di cure mediche, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo garantisce questo diritto tanto alle persone che alle organizzazioni regolate da determinati principi etici”.

E’ stato disconosciuto l’obbligo  per il medico di fornire la “cura” prevista se la paziente ne ha diritto (come voleva la McCafferty). Si è invece ribadito che “nessuna persona, nessun ospedale o istituzione sarà costretta, ritenuta colpevole o discriminata in qualsiasi maniera per il rifiuto di effettuare o assistere ad un aborto, di manipolazione umana, di eutanasia o qualsiasi atto che potrebbe causare la morte di un feto o un embrione, per qualsiasi ragione”.

(Stefano Spinelli)
 



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COMMENTI
15/10/2010 - E noi stiamo con la vita! (claudia mazzola)

Un partito di diritto con S.Teresa d'Avila contro l'aborto, parteciparvi è una garanzia, ecco cosa è la santa: "Teresa senza la grazia di Dio è una povera donna; con la grazia di Dio, una forza; con la grazia di Dio e molti denari, una potenza".