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Cronaca

IL CASO/ Così le cliniche della "disonestà intellettuale" aggirano la legge 40

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Nel nostro Paese, la legge 40 sulla PMA vieta (art. 13) la selezione genetica degli embrioni nel corso della FIV-ET. Cedendo a pressioni (o alimentando la “domanda”: accade anche questo) delle coppie infertili di avere i propri concepiti in vitro selezionati prima dell’impianto in utero per escludere quelli portatori di difetti cromosomici o genomici, alcuni centri italiani di PMA hanno deciso di predisporre studi sperimentali o applicare protocolli collaudati in altre nazioni per la cosiddetta “diagnosi preimplantatoria” (DPI) sugli embrioni.

Alcuni di essi, confidando su sentenze giudiziarie che sconvolgono lo spirito e la lettera della legge, si stanno attrezzando per la “classica” DPI, quella eseguita sull’embrione a più cellule (stadio di pre-morula o morula) che prevede il prelievo di una o più di esse, una procedura invasiva che, tra l’altro, non è priva di qualche rischio per lo sviluppo regolare dell’embrione biopsiato. Pochi altri centri, invece, hanno cercato di aggirare il divieto della legge 40 prospettando una diagnosi eseguita sul gamete femminile, l’ovocita, in sostituzione di quella sull’embrione (non è tecnicamente possibile eseguire un’analisi cariotipica o genomica sul gamete maschile, lo spermatozoo, senza distruggerlo).

Si tratta di una tecnica che prevede il prelievo e l’analisi di uno o di entrambe i cosiddetti “globuli polari”, (corpuscoli collocati nello spazio sottostante la zona pellucida che la riveste l’ovocita). Il primo contiene quella metà dei cromosomi omologhi della madre che non sarà trasmessa al figlio attraverso la fecondazione. Per differenza dal corredo materno, è così possibile conoscere (non senza un certo margine di errore, dovuto al fenomeno della “ricombinazione genica” che avviene solo dopo che lo spermatozoo è penetrato nell’ovocita) se l’embrione che dovesse risultare dalla fertilizzazione avrà oppure no un difetto genetico.

Nel caso sia portatore del difetto, l’ovocita non sarà fecondato e si dovrà procedere ad analizzarne altri, alla ricerca di uno esente. Se ci si limita al prelievo e all’analisi del primo globulo polare, non si interviene ancora sul concepito (non è ancora avvenuta la fecondazione), ma solo sulla cellula germinale della donna, e questo non viola il dettato della legge 40 a proposito della sperimentazione, selezione e distruzione di embrioni umani generati mediante la FIV (artt. 13-14)

Per ridurre il margine di errore di questo tipo di DPI, altri centri di PMA hanno invece deciso di analizzare anche il secondo dei due globuli polari, che si forma dopo fase della meiosi in cui è possibile una “ricombinazione genica”, ossia quando la penetrazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo è già avvenuta. Dopo l’analisi del secondo globulo polare è nato da FIV-ET in Italia, a settembre, il primo bambino selezionati per l’esenzione da difetti cromosomici.

 

Continua


COMMENTI
22/10/2010 - dove allocare le risorse (Antonio Servadio)

molto bene. Si potrebbe proseguire sul tema ma proviamo a rovesciare la prospettiva e tornare alle premesse. Quel che costa -direttamente e indirettamente, in soldi e tempo- la fecondazione in vitro, con tutto quel che la precede e quel che segue, lo si moltiplichi per il numero di interventi. Ora pensiamo a tutto questo come ad un ammontare di risorse sottratte ad investimenti che si potrebbero iniettare in ricerche volte a comprendere e curare l'infertilità, che è materia multiforme. Quella stessa infertilità che la biologia e la medicina (non) affrontano nel momento stesso in cui abbiamo scelto di allocare le risorse per sviluppare, affinare e potenziare l'approccio in vitro. Forzando ed estremizzando, immaginiamo di limitare gli studi -ad es.- sull'artrosi (cause, cura) concentrandoci invece sullo sviluppo di articolazioni artificiali, da sostituire a quelli "originali" malfunzionanti. Senza bisogno di tirare in ballo biologia e medicina, riflettiamo sulle "storie" di vita vissuta raccontate da tante coppie. Ci accorgiamo di quanto frequenti siano quei casi sorprendenti di coppie non-fertili che inspiegabilmente, e a dispetto di cure pluriennali e strategie, improvvisamente diventano fertili. C'è un universo di studi ancora da fare e da approfondire (biologia, endocrinologia, farmacologia, PSICOLOGIA...), ma le risorse necessarie sono ampiamente dirottate sul fronte dell'approccio "in vitro".